Il caso

Crisi del Prestito Interbibliotecario: arriva la raccolta firme

Al via dal 15 luglio le restrizioni ai prestiti tra le biblioteche: ennesimi tagli alla cultura e in molti non ci stanno tra cui utenti e bibliotecari

Crisi del Prestito Interbibliotecario: arriva la raccolta firme

Crisi del Prestito Interbibliotecario: arriva la raccolta firme.

 

Lo slogan

«Siamo cresciuti insieme, siamo cresciuti in fretta»: è lo slogan scelto dalla Rete Bibliotecaria Bresciana per annunciare il ridimensionamento del servizio di Prestito Interbibliotecario che partirà ufficialmente il prossimo 15 luglio sotto forma di sperimentazione per tre mesi. Nel 2025 le biblioteche bresciane hanno gestito 650.000 prestiti interbibliotecari e negli ultimi cinque anni i Pib sono aumentati di più del 30 per cento e la «Rete Bibliotecaria Bresciana fatica a reggere questo traffico – si legge nelle nuove condizioni di prestito – Per questo, dal 15 luglio 2026, facciamo una prova con massimo 3 Pib al mese».

La crisi del Prestito Interbibliotecario

Ma la «battaglia» per difendere quello che è il fiore all’occhiello della Rbbc non è ancora finita: la riduzione della possibilità di usufruire del servizio solo per tre testi al mese non piace agli utenti, ai bibliotecari, ai volontari, agli studiosi, a chi la biblioteca la vive, legge e sa cosa vuol dire una limitazione di questo tipo. Vuol dire certo contenere i costi di un servizio che impegna Provincia e Sistemi Bibliotecari per diverse centinaia di migliaia di euro ma soprattutto vuol dire come troppo spesso accade che la cultura si può tagliare e si è certi che si capirà.

Questa volta no: la questione dal piano tecnico relativo ai costi di gestione schizzati per il personale, è già passata al piano politico con diversi esponenti che hanno criticato il modus operandi della Provincia a cui fa capo il Pib, invitando a mantenere invariato il numero di prestiti per gli utenti e a trovare le risorse necessarie per finanziarlo per i prossimi anni. Ma anche bibliotecari e utenti non sono stati con le mani in mano: nei giorni scorsi è partita infatti una raccolta firme che ha superato velocemente le 2mila sottoscrizioni.

«Comprendiamo che il sistema stia attraversando una fase di difficoltà e che l’aumento delle richieste renda necessarie scelte organizzative – si legge nella petizione lanciata su Change.org – Tuttavia, riteniamo che la crescita nell’utilizzo del servizio dimostri soprattutto quanto esso sia diventato indispensabile per migliaia di cittadini. Il Pib non è un servizio accessorio: è uno degli strumenti che rendono realmente accessibile il patrimonio delle biblioteche pubbliche. Grazie a questo servizio, bambini, studenti, insegnanti, ricercatori, volontarie e volontari della lettura e semplici cittadini possono accedere a libri che non sono disponibili nella propria biblioteca, senza che il Comune di residenza diventi un limite. È questo il principio che ha reso la Rete Bibliotecaria Bresciana e Cremonese un modello di cooperazione riconosciuto e apprezzato. Le biblioteche non sono semplici luoghi di prestito. Sono spazi pubblici di cultura, inclusione e democrazia. Sono luoghi dove si riducono le disuguaglianze educative e sociali e dove il diritto alla lettura diventa concreto. Per questo riteniamo che un aumento della domanda debba essere affrontato attraverso investimenti e il rafforzamento del servizio, non con una riduzione delle possibilità offerte agli utenti. Limitare il Pib significa incidere soprattutto su chi vive nei comuni con biblioteche più piccole, sulle famiglie con bambini, sulle scuole, sui gruppi di lettura e su tutte quelle persone che ogni giorno trovano nelle biblioteche un’opportunità di crescita culturale. Chiediamo alle istituzioni di garantire la continuità del servizio di prestito interbibliotecario, individuare le risorse necessarie per rafforzarlo e renderlo sostenibile nel tempo, valorizzare la Rbbc come infrastruttura culturale essenziale per il territorio e avviare un confronto aperto con bibliotecarie e bibliotecari, amministratori, operatori culturali, volontari e cittadini per costruire insieme soluzioni condivise».