Il personaggio

Il sorriso di suor Maria: da Chiari ad Hong Kong, una vita in missione

La canossiana clarense si è spenta all'età di 95 anni

Il sorriso di suor Maria: da Chiari ad Hong Kong,  una vita in missione

Ci sono vite che sembrano uscite da un romanzo: esistenze le cui geografie mostrano, in una sola vicenda, la storia del mondo, e lo spirito di un periodo. Così dev’essere stata quella della suora canossiana Maria Borella, una vita che si dipana da una famiglia contadina di Chiari, abbraccia le tragedie della guerra mondiale, e arriva fino ai futuristici grattacieli di Hong Kong, attraversando il Novecento, la fine del colonialismo e l’ascesa della Cina maoista.

Chiari piange suor Maria Borella, una vita ad Hong Kong

Suor Maria è mancata serenamente all’età di 95 anni lo scorso 12 giugno, all’Istituto Canossiano di Hong Kong, dove da ormai una settantina di anni viveva come missionaria. «Per noi nipoti era semplicemente la nostra zia Suora e quando riusciva a tornare in Italia, ogni dieci anni circa, era una grande gioia rivederla» così la ricordano oggi i molti nipoti, discendenti della numerosa famiglia Borella. In casa erano cinque sorelle e un fratello: Giuseppe, Pierina, Anna, Francesca, Caterina e Maria, insieme a mamma Giulia Cavalleri e a papà Giuseppe.
Dopo anni trascorsi nell’ex protettorato britannico, che dal 1997 è una regione amministrativa speciale della Cina, suor Maria parlava un ottimo inglese, e masticava anche il mandarino. «Sempre sorridente, con i suoi modi dolci e con il suo accento un po’ british, ci raccontava come andavano le cose a Hong Kong e con le sue alunne – ricordano ancora i nipoti – Noi l’ascoltavano affascinati e leggevamo nei suoi occhi la gioia di chi ama il prossimo e la sua missione. Sembra la storia di una famiglia tutto sommato normale, soprattutto ai giorni nostri, quando spostarsi da un continente all’altro è diventato semplice e siamo costantemente in contatto con chiunque e riceviamo in tempo reale notizie da ogni parte del mondo. Ben diversa era la situazione di allora: per avere notizie di nostra zia Maria bisognava attendere con pazienza l’arrivo di una lettera della posta internazionale: quelle buste con il caratteristico bordo blu e rosso che annunciavano l’arrivo di messaggi da lontano. Ricordi di un tempo che oggi sembra appartenere a un’altra epoca».

In abiti civili durante una visita in Cina. Entrarci in abiti religiosi avrebbe potuto significare l’arresto, secondo le rigide regole della Repubblica popolare

L’incontro con don Cesare Brianza

Suor Maria nacque il 2 febbraio 1931 in una famiglia di umili contadini profondamente religiosi. La sua infanzia fu segnata dalle difficoltà della Seconda guerra mondiale e da dolorosi lutti familiari. Il primo dolore fu il distacco dall’unico fratello, che fu arruolato nell’esercito e successivamente – come decine di migliaia di altri militari italiani dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943 – deportato in un campo di prigionia in Germania. Al momento della partenza per il fronte, la madre Giulia Cavalleri lo salutò affidandogli un rosario, e raccomandandogli con amore di pregare sempre la Madonna. La famiglia poté riabbracciarlo soltanto dopo due lunghissimi anni di attesa.

Un altro episodio tragico, che probabilmente segnò irrimediabilmente lo spirito di Maria appena adolescente, è del 10 dicembre 1944. Lei e il papà Giuseppe Borella si trovavano nella cascina di famiglia, in località Chiodo. Erano le 9 di mattina quando uno stormo di caccia bombardieri investì in due ondate la linea ferroviaria Milano-Venezia, tra Urago e Chiari, proprio a breve distanza da due cascine tra cui quella dei Borella. Gli aerei colpirono tra l’altro due carri ferroviari che erano fermi sui binari, e che erano carici di munizionamenti e di esplosivi. Fu un disastro: i due si salvarono miracolosamente trovando riparo sotto il ponte di un fossato, ma i vicini di casa furono meno fortunati. Morirono una contadina di 44 anni, Angela Barcella, e un bambino di 10, Giacomo Raccagni. Entrambe le cascine furono completamente distrutte, e la famiglia di Maria si trovò quindi sfollata. Solo negli anni seguenti l’edificio fu ricostruito, ed è ancora oggi di proprietà della famiglia. «Forse furono proprio la paura vissuta in quei momenti, le preghiere elevate con fede e la consapevolezza di essere sopravvissuti a una simile tragedia a far germogliare nel cuore di nostra zia la vocazione che avrebbe poi guidato tutta la sua vita» raccontano oggi i nipoti.

La missione in Asia

Era il 1953 quando, 22enne, scelse la vita religiosa, ed entrò in un convento di Vimercate. Dopo due anni di noviziato, nell’ottobre del 1955 partì in nave alla volta dell’Asia. Dopo un viaggio lunghissimo, durato tre mesi: dall’Italia raggiunse Manila, nelle Filippine, dando inizio a una straordinaria esperienza missionaria che la portò successivamente anche a Macao, in Cina. Qui, per una coincidenza clamorosa, conobbe un altro missionario salesiano di Chiari, don Cesare Brianza. Dopo pochi mesi si stabilì definitivamente a Hong Kong.

Il rito della vestizione

«Ancora oggi siamo profondamente colpiti dal coraggio e dalla forza che nostra zia dimostrò quando decise di lasciare la sua famiglia, la sua terra e tutte le sue certezze per partire missionaria verso un Paese così lontano. In quegli anni, infatti, la scelta di andare in missione era considerata particolarmente impegnativa e non priva di rischi. Eppure, come amava ripetere, se quello era il progetto che Dio aveva pensato per lei, a Hong Kong o in qualsiasi altra parte del mondo, lo avrebbe accolto con fiducia, affrontando ogni difficoltà sostenuta dalla preghiera». D’altra parte di grattacieli, tecnologia, commercio e modernità, negli anni Cinquanta, non c’era ancora traccia in quella parte di mondo. «Quando arrivò, incontrò molte persone che vivevano in condizioni di grande povertà, spesso a bordo di semplici imbarcazioni di legno, prive delle opportunità necessarie per costruire un futuro migliore». Per decenni visse in missione, tornando in Italia e nella sua Chiari ogni dieci anni circa.

«L’ultima volta era il 2006, e ci salutò con un forte abbraccio e il suo rassicurante sorriso. Con la serenità che l’ha sempre contraddistinta ci disse che probabilmente non sarebbe più riuscita a tornare da noi, e che quando il Signore l’avesse chiamata a sé avrebbe desiderato riposare per sempre tra la sua gente ad Hong Kong». E così è stato: i funerali sono stati celebrati alle 10 di giovedì della scorsa settimana nella cappella delle missioni della comunità.

«Cara zia Maria, ti ricorderemo sempre così: con il tuo sorriso sereno, la tua bontà discreta e la tua instancabile generosità, proprio come appari nella fotografia che abbiamo scelto di condividere insieme a questo ricordo» hanno concluso i nipoti.