L'”Allegoria della Fede”, splendida tela del pittore bresciano rinascimentale Moretto, dopo ben 84 anni, tornerà a casa nella parrocchiale di Padernello frazione di Borgo San Giacomo.
Una storia iniziata nel 1942
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Una storia lunga e affascinante quella su cui finalmente si può mettere la parola «fine»: giovedì 18, presso il Museo diocesano di Brescia è stato presentato il dipinto del Moretto alla presenza dell’assessore alla Cultura Silvia Sbruzzi, qui in rappresentanza anche dell’associazione Terre Basse, del vice sindaco di San Paolo Elena Zilioli, dei Volontari della parrocchia di Padernello e dei rappresentanti del Nucleo tutela patrimoniale che hanno compiuto uno straordinario lavoro d’indagine ricostruendo una storia ormai dimenticata e restituendo un’opera d’arte al suo legittimo propietario: la parrochiale della piccola frazione gabianese, dove tornerà tra un anno durante il quale rimarrà esposta al Museo Diocesano a fianco della Pala Giustiniani sempre del Moretto.
Questa storia inizia molto tempo fa: era il 1942 quando l’allora curato della parrocchiale don Carlo Staureghi vendette l’opera per finanziare la costruzione dell’oratorio, costruzione però mai avvenuta. Iniziò così un periodo di oblio, in cui si persero le tracce dell’opera fino al 2008, quando fu finalmente ritrovata ed esposta.
“A quel tempo don Beni Redona che era direttore dell’Ufficio beni culturali della diocesi mi telefonò dicendo che aveva notizia che il quadro scomparso sarebbe stato esposto e certamente lo avrebbe fatto sequestrare – ha raccontato Christian Lanzi volontario della parrocchia di Padernello che ha seguito la vicenda del quadro “scomparso” con grande passione, per anni – Così fece. Il proprietario del quadro ha mostrato la documentazione con i dati d’acquisto presso un antiquario, ma quello che non sapeva è che i patti Lateranensi del 1929 stabilivano che tutti i benei della Chiesa sono inalienabili”.
Insomma: quell’acquisto non era possibile. Che ne fosse consapevole o meno, don Staureghi non aveva quindi la facoltà di vendere quel quadro, c’è poco da fare. E il povero proprietario ha visto così sfumare il suo investimento di circa 90 milioni delle vecchie lire.
Un lungo lavoro di indagine
Un ruolo fondamentale lo ha svolto il Nucleo tutela patrimoniale dei carabinieri che, una volta posta sotto tuela l’opera, ha iniziato un incredibile lavoro d’indagine per essere certi che si trattasse proprio del quadro del Moretto. Hanno scoperto negli archivi della parrocchia che prorpio don Staureghi aveveva sottolineato che c’erano due importanti opere nella chiesa: la “Fede” del Moretto, appunto, e la “Deposizione” del Campi. Inoltre, l’opera del Moretto era stata inserita in una pala d’altare già nel ‘600, dalla quale fu appunto tolta per essere venduta: fondamentale in questo senso è stata la dichiarazione di una testimone, Maria Bertoglio che all’epoca era novantenne, e che assicurava di riconoscere l’opera come quella che per anni era stata inserita nella pala d’altare della chiesa di Padernello. Infine una curiosità: nell’opera del Moretto, dentro al calice erano raffigurati i tre chiodi della crocifissione, sostituiti poi durante un successivo restauro per assimilarli all’opera più nota, dello stesso soggetto, presente all’Ermitage di San Pietroburgo. Una pratica non inusuale nel passato.
Tra un anno il quadro tornerà a Padernello
Tra un anno il quadro tornerà a casa, ma questo, oltre a tanta gioia ha destato anche un po’ di preoccupazione.
“Non abbiamo in chiesa un sistema di sicurezza adeguato per ospirae un’opera di tale valore – lamenta oggi Lanzi – Ma per fortuna la Cei (Conferenza episcopale italiana) ci è venuta in auito e finanzierà per intero un adeguato sistema di sicurezza. E’ d’obbligo un ringraziamento al luogotenente Raffaele Aderente, al capitano Ilari e all’appuntato Vito Cicale che hanno lavorato in modo puntale e meticoloso per ricostruire unantica storia”.
“Il ritorno de “L’Allegoria della Fede” è il frutto del lavoro straordinario del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale. Un lavoro che ci invita a guardare con occhi diversi ciò che abbiamo vicino: nei nostri piccoli territori si nascondono storie e opere preziose, che meritano attenzione, cura e orgoglio. È anche per questo che da alcuni anni il Comune di Borgo San Giacomo aderisce a Pianura da Scoprire, insieme a Orzivecchi, portando così la Bassa Bresciana all’interno di un’associazione che ogni mese apre le porte del territorio a chi vuole conoscerlo, attraverso visite accompagnate da giovani narratori formati con il supporto della parrocchia e della Fondazione Castello di Padernello, che raccontano il patrimonio culturale della nostra comunità. Sarebbe bello che ognuno di noi iniziasse a guardare con curiosità ciò che ha intorno: il patrimonio artistico e culturale del nostro territorio è più ricco di quanto immaginiamo. Conoscerlo è il primo passo per amarlo e proteggerlo” ha così ha concluso l’assessore alla Cultura.