Decenni di ricerca scientifica difficilmente lasciano spazio a dubbi su un argomento, e gli Omega 3 sono uno di quei casi in cui l’accordo tra gli studi clinici, le autorità sanitarie e le linee guida nutrizionali è praticamente totale. Cuore, trigliceridi, cervello, infiammazione: i fronti su cui agiscono sono diversi, e nessuno di questi è marginale.
Resta però un problema concreto. Mangiare pesce con la frequenza che le linee guida raccomandano – almeno due o tre volte alla settimana, scegliendo varietà grasse – è un’abitudine che non sempre si riesce a mantenere. Da qui l’interesse crescente per l’integrazione, che permette di colmare il gap senza stravolgere l’alimentazione, grazie anche a realtà come Matt. L’integratore Omega 3 contribuisce alla normale funzione cardiaca e al mantenimento di livelli equilibrati di trigliceridi nel sangue, e meritano di essere conosciuti meglio prima di portarli nel proprio piano di benessere quotidiano.
Cosa sono gli Omega 3 e perché il corpo non ne può fare a meno
Acidi grassi polinsaturi, è questa la definizione tecnica. Essenziali, aggiunge la biologia, intendendo che il corpo non sa produrli da solo e deve riceverli per altra via: la dieta, in genere, oppure un’integrazione mirata.
A creare un po’ di confusione, in questa famiglia, è la coesistenza di tre molecole che spesso vengono trattate come sinonimi pur essendo abbastanza diverse tra loro. L’ALA – acido alfa-linolenico – arriva quasi sempre da fonti vegetali: lino, noci, chia, certi oli. EPA e DHA si trovano invece nel pesce grasso, in particolare nei pesci d’acqua fredda come salmone, sgombro, sardine, aringhe. C’è chi pensa che assumere ALA basti, perché il corpo dovrebbe convertirlo nelle altre forme. In teoria sì. Nella pratica la conversione è piuttosto inefficiente, con tassi che molti studi collocano sotto il 5%.
EPA e DHA si integrano nelle membrane cellulari, modificandone la fluidità e la capacità di trasmettere segnali. La carenza non lascia tracce almeno nel breve periodo, ma sul lungo si fa sentire: sulla pelle, sull’umore, sulla qualità della vista, sul funzionamento cognitivo. Le società scientifiche ne raccomandano infatti un apporto regolare nella dieta.
Omega 3 e funzione cardiaca: il legame studiato da decenni
L’ipotesi nasce in un posto e in un’epoca abbastanza precisi: la Groenlandia degli anni Settanta. Alcuni ricercatori danesi avevano notato un dato che non quadrava negli studi epidemiologici sulle popolazioni Inuit. La dieta era dominata da grassi animali, eppure le malattie cardiovascolari risultavano molto meno frequenti rispetto ai paesi occidentali con stili alimentari simili. Qualcosa sembrava esercitare un effetto protettivo.
Quello che si è capito, nel frattempo, è che gli Omega 3 non agiscono attraverso un singolo meccanismo, ma intervengono su più piani contemporaneamente. L’EFSA, autorità europea che si occupa di sicurezza alimentare, ha riconosciuto formalmente questo beneficio fissandone anche la soglia di efficacia. Bastano 250 mg al giorno di EPA e DHA per sostenere la normale funzione cardiaca: in pratica, l’equivalente di una porzione settimanale di pesce grasso.
Trigliceridi nel sangue: il ruolo specifico di EPA e DHA
Tra i parametri che il medico controlla nei normali esami del sangue, i trigliceridi rappresentano un indicatore di salute metabolica importante. Sono una forma in cui l’organismo immagazzina e trasporta i grassi, e la loro concentrazione plasmatica dipende da diversi fattori: cosa mangiamo, quanto ci muoviamo, come funziona il nostro metabolismo, persino la genetica.
Quando i valori superano la soglia di riferimento si parla di ipertrigliceridemia, una condizione che la letteratura scientifica ha collegato a un aumento del rischio cardiovascolare. Ed è proprio in questo ambito che gli Omega 3 hanno mostrato uno degli effetti più consistenti documentati nella nutraceutica.
Come scegliere e assumere correttamente un integratore di Omega 3
Quello che conta davvero, sull’etichetta, è la presenza di EPA e DHA per capsula. Una formulazione concentrata permette di ottenere il dosaggio desiderato con poche capsule, anche per una migliore aderenza all’integrazione nel tempo.Tra le formulazioni con tenori più alti presenti oggi sul mercato italiano si collocano quelle proposte da Matt con il proprio Omega 3 EPA DHA 3000: 3000 mg di olio di pesce per dose giornaliera, con un apporto significativo di EPA e DHA attivi per capsula.
Sui dosaggi, vale la pena ricordare che variano in base all’obiettivo, e la scelta del dosaggio giusto, soprattutto se si stanno già seguendo terapie – c’è chi assume anticoagulanti, dove l’interazione esiste e va monitorata – andrebbe sempre discussa con il medico o con un farmacista di fiducia.