“Siamo cornuti e mazziati”, così una signora ha commentato dopo aver assistito al convegno organizzato dal Comitato BiometaNo, per informare la cittadinanza sull’impianto di prossima costruzione a Quinzano d’Oglio.
Una serata informativa
Negli ultimi mesi se ne è parlato molto: sulle pagine dei giornali, nel Consiglio comunale, ma i cittadini hanno ancora molte domande, del resto il caso Wte ha lasciato un segno indelebile nella comunità che ben ricorda bene quanto sia stato difficile essere ascoltati. Lo scopo della serata è stata quella di informare la cittadinanza sull’impianto di biometano di prossima costruzione, nessun intento politico, solo la volontà di aprire un dialogo. Per fare questo sono stati invitati tre relatori d’eccezione Stefano Guarisco, di Ambiente e Futuro Lombardia, Mariagrazia Bonfante, ex sindaco di Vescovato, e l’avvocato Cristina Mandelli. Si parte dall’ambiente: l’impianto toglierà 50mila metri quadrati di terreno, certo non l’ideale in un periodo storico caratterizzato dalle bombe d’acqua, in quanto la terra aiuta ad assorbire l’acqua, il cemento no. Poi, non meno importante, la salute: l’impianto per funzionare ha bisogno di 140 tonnellate di reflui, ma non è indicato da dove proverranno: il rischio concreto, e che spaventa non poco i cittadini, è che possano essere conferite sostanze nocive provenienti da altri comuni o regioni.
La procedura
“Quando il Comune riceve la domanda per l’approvazione di una nuova costruzione di un impianto deve verificare che siano rispettati tutti i criteri – ha esordito l’avvocato Mandelli – Deve verificare la Via (valutazione d’impatto ambientale sulla salute e sul paesaggio), e deve esserci la disponibilità giuridica delle aree sulle quali deve sorgere l’impianto e aree connesse. Disponibilità che deve esserci prima della domanda di realizzazione dell’impianto, la compatibilità urbanistica e alle norme igienico sanitarie e di sicurezza, in più, importantissimo, la conformità della disciplina della costruzione in aree agricole dettata da Regione Lombardia, cioè nei territori agricoli omogenei devono esserci opere solo legate o connesse all’attività agricola”.
Quindi si parla di imprenditori agricoli professionisti o titolari di imprese agricole ma solo per la realizzazione di infrastrutture produttive, quindi il Comune deve verificare che in questi casi esista e funzioni l’impresa agricola e che ci sia un documento che dichiari il mantenimento dell’immobile al servizio dell’attività agricola. Inoltre garantire informazione e partecipazione dei cittadini è un obbligo stabilito da una convenzione ratificata dall’Italia che impone che tutti i procedimenti che possono produrre effetti pregiudizievoli sulla salute e sull’ambiente devono essere preceduti sin dalle fasi iniziali da una informazione adeguata, tempestiva ed efficace al pubblico interessato: in poche parole i cittadini hanno diritto ad essere informati per conoscere il progetto, i suoi impatti, partecipare al processo decisionale e accedere a tutti i documenti ambientali.
L’impianto che sorgerà a Quinzano
Quindi l’avvocato è sceso nei dettagli dell’impianto che riguarderà Quinzano.
“Ho guardato i documenti che poi approfondirò – ha iniziato – questo impianto è della Ch4 Povegliano, società agricola a responsabilità limitata: dalla visura camerale risulta che è una società iscritta nella sezione ordinaria, quindi non agricola, e non ha nessun fascicolo nel sistema regionale delle imprese agricole. Regione Lombardia ha fatto presente questo all’interno del procedimento, ma non è stato preso in considerazione da chi di dovere. La sede è a Bolzano con un capitale sociale di 10mila euro e non ha alcun dipendente, quindi la proprietà di questa azienda sono due società: il 51% è di una holding e il 49% è di una società per azioni. La holding è una società italiana ma è controllata da un fondo infrastrutturale che investe in energia, invece la S.p.a. è un’azienda specializzata nella produzione di componenti e sistemi meccanici per diversi settori industriali: quindi nessun impresa agricola”.
E qui i circa 150 presenti hanno iniziato a mormorare e sospirare. Inoltre sono dichiarate 147 tonnellate di biomasse al giorno, il numero non è casuale, con 150 tonnellate lo screening della Via sopra citato è obbligatorio, con una soglia più bassa no, ma nello stesso progetto è scritto che il piano di approvvigionamento può variare nel tempo, cioè le biomasse possono cambiare e i quantitativi aumentare. Tra le biomasse in ingresso ci sono elementi che hanno suscitato la perplessità dei relatori come la lolla di riso che contiene il silice, un vetro naturale che non potrà essere digerita dai batteri dell’impianto e quindi finirà integro nel digestato che quando verrà sparso nei terreni porterà alla modifica della composizione degli stessi. Pezze e code invece sono scarti industriali che derivano dalla raffinazione chimica e fisica degli oli quindi possono contenere solventi: non solo non si tratta di sottoprodotti agricoli ma industriali. Per questo il pericolo di inquinamento del terreno e delle falde c’è come ha sottolineato l’avvocato. Il “verdetto” di Mandelli dopo l’esposizione lascia pochi dubbi:
“Per quanto riguarda l’analisi tecnica fino ad ora effettuata, che poi andrò ad approfondire per quello che riguarda il rispetto della normativa ambientale, possiamo dire che si tratta di un impianto industriale, autorizzato in zona agricola con procedura semplificata, non utilizza matrici aziendali, ma provengono tutti da soggetti sconosciuti: le matrici non sono agricole e poi ci sono diverse problematiche nel procedimento che farò presenti al Comune”.
Biometano: una occasione per l’agricoltura o per l’economia?
Bonfante ha poi iniziato a parlare della situazione degli impianti di biometano nella Pianura padana, quello che emerge è che se da un lato la tecnologia è sicuramente utile, green, utile per l’agricoltura, dall’altro, come spesso accade, «fatta la legge trovato l’inganno», come recita il detto popolare. I finanziamenti del Pnrr che supportano la creazione di questi impianti sono troppo spesso “intercettati” da aziende e imprese che fanno tutt’altro e che hanno visto nel biometano un modo per aumentare le entrate, in poche parole spesso ci si trova di fronte a speculazioni finanziarie che ben poco hanno a che fare con agricoltura, ambiente e salute.
Tra il pubblico anche gli esponenti di Quinzano insieme
I tanti cittadini presenti hanno fatto domande e chiesto chiarimenti sulle procedure, tra tutti spiccano i rappresentanti della lista Quinzano insieme che hanno assistito all’evento. E’ proprio il candidato sindaco Andrea Franchi, agronomo di professione, che solleva una domanda:
“Dove viene convenzionato il terreno per lo smaltimento di questo impianto? Questo è un tema non solo importante, ma fondamentale”.
Ha ragione, lo è. Ma la domanda, fino ad ora rimane senza risposta.