La mobilitazione

Coldiretti: protesta al Brennero sul cambio del codice doganale, presenti anche gli agricoltori bresciani

A prendervi parte circa diecimila agricoltori provenienti da tutta Italia

Coldiretti: protesta al Brennero sul cambio del codice doganale, presenti anche gli agricoltori bresciani

Coldiretti: protesta al Brennero sul cambio del codice doganale, presenti anche gli agricoltori bresciani.

 

Protesta al Brennero, Coldiretti presente

“Gli agricoltori potrebbero recuperare almeno 20 miliardi di euro se venisse modificata la norma dell’ultima trasformazione sostanziale nell’attuale codice doganale, che in questa difficile fase potrebbero contribuire a mitigare l’effetto dei rincari dei costi di produzione e combattere gli aumenti dei prezzi al consumo – hanno spiegato da Coldiretti –  A causa della guerra in Iran energia, gasolio e concimi sono andati alle stelle ed è complicato anche l’approvvigionamento, mettendo a rischio le semine e la produzione alimentare e aprendo le porte a un incremento della presenza di alimenti ultra-trasformati”.

A prendervi parte circa diecimila agricoltori provenienti da tutta Italia. Con loro anche il presidente Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo. Presente, come detto, anche una delegazione composta da centinaia di imprenditori agricoli, dalla provincia di Brescia, guidata dalla presidente provinciale Laura Facchetti e dal direttore Coldiretti Brescia Andrea Repossini.

Le parole di Laura Facchetti

“Quanto mostrato oggi al Brennero è la dimostrazione concreta di un sistema che rischia di ingannare i consumatori e penalizzare profondamente il lavoro degli agricoltori italiani – interviene la presidente Laura Facchetti – non possiamo accettare che materie prime straniere, spesso ottenute con standard molto diversi dai nostri, possano diventare formalmente italiane con una semplice trasformazione industriale. È una distorsione del codice doganale europeo che danneggia il vero Made in Italy, toglie valore alle nostre produzioni e mette a rischio trasparenza e consapevolezza negli acquisti.”

Repossini: “Ancora una volta a pagare sono gli agricoltori”

“Il cibo è una componente strategica della sicurezza nazionale e il tema dell’origine incide direttamente sulla sovranità economica del Paese. Difendere il valore della produzione agricola – aggiunge il direttore Andrea Repossini – significa quindi tutelare un interesse collettivo e garantire autonomia in un settore essenziale. In questo quadro si inserisce anche il tema della pace. I conflitti in corso stanno già producendo effetti concreti sulle filiere agricole, sui costi di produzione e sul potere d’acquisto delle famiglie. Ancora una volta a pagare sono agricoltori e consumatori, la stabilità internazionale è una condizione indispensabile per difendere la sovranità alimentare ed economica: dire no alla guerra è una scelta etica e morale che si ripercuote nella politica e incide direttamente sulla tenuta economica delle imprese e sulla sicurezza del Paese”.

Gesmundo: “Al centro c’è la madre di tutte le battaglie sindacali”

“Con il Brennero – dichiara il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo – prosegue un percorso di mobilitazione che ha coinvolto quasi 100mila agricoltori in tutta Italia, uniti nel rivendicare un cambiamento non più rinviabile. Al centro c’è la madre di tutte le battaglie sindacali: la revisione della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale nel codice doganale, un meccanismo che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. Una distorsione che indebolisce il sistema produttivo e inganna i consumatori. Una battaglia per l’origine che è da sempre una priorità sindacale per Coldiretti e che pochi giorni fa ha visto anche un risultato storico con l’approvazione della legge sui reati agroalimentari, ispirata alla cosiddetta “Legge Caselli”, ottenuta dopo oltre un decennio di impegno e fondamentale per rafforzare la lotta alle agromafie e garantire maggiore chiarezza lungo tutta la filiera”.

Prandini: le richieste che giovedì porteranno a Roma

“L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, ed è proprio per difendere questo patrimonio che siamo qui oggi – spiega il presidente Ettore Prandini – Non si tratta solo di contributo al Pil, ma di presidio economico, sociale e occupazionale sui territori, che non può più essere esposto agli effetti distorsivi del codice doganale. Oggi assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Per questo è fondamentale rafforzare strumenti come i contratti di filiera, che rappresentano una risposta concreta per garantire equità lungo tutta la catena del valore, dando stabilità alle imprese agricole e costruendo un rapporto più equilibrato con il mondo della trasformazione. Servono accordi chiari e trasparenti che valorizzino la materia prima agricola e consentano di redistribuire correttamente il valore. Per questo chiediamo con forza un intervento a livello europeo che consenta di superare le attuali distorsioni e di restituire agli Stati membri la possibilità di definire con chiarezza l’origine dei prodotti a partire dalla materia prima agricola. Non si tratta di penalizzare l’industria di trasformazione, ma di ristabilire regole eque e trasparenti lungo tutta la filiera. Giovedì a Roma porteremo queste richieste direttamente al Commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi, perché si arrivi a decisioni concrete e non più rinviabili”, conclude Prandini.

Sui social

La mobilitazione è sostenuta dalla campagna #nofakeinitaly sui canali social ufficiali di Coldiretti.

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