Immigrazione clandestina e caporalato: sgominata un’organizzazione transnazionale.
Un articolato sistema criminale
I numeri sono impressionanti. Nell’arco di sei anni, tra il 2018 e il 2024, attraverso un articolato sistema criminale, l’organizzazione di carattere transnazionale sarebbe riuscita a fare entrare in Italia di 1.364 stranieri, ottenendo oltre 19,2 milioni di euro di profitto illecito, di cui è stato disposto il sequestro.
Favoreggiamento all’immigrazione clandestina e caporalato sono tra i reati contestati all’associazione per delinquere: un’indagine complessa della Compagnia di Rovato della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Brescia, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di misura cautelare a carico di tre soggetti, tutti di origine indiana, ai domiciliari con la contestuale notifica dell’interdittiva del divieto temporaneo di esercitare professioni e uffici direttivi di persone giuridiche e imprese per l’arco temporale di 12 mesi.
Immigrazione clandestina e caporalato: sgominata l’organizzazione
I tre soggetti interessati dalla misura cautelare avrebbero promosso e capeggiato un’associazione per delinquere, di carattere transnazionale, dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e allo sfruttamento come manodopera di connazionali in prestazioni lavorative stagionali. In particolare le indagini, scaturite da un controllo amministrativo avviato insieme al personale dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro, hanno svelato l’esistenza di un’organizzazione criminale, composta da 12 soggetti, che attraverso 3 diverse entità giuridiche italiane e una di diritto indiano, forniva manodopera in modo fraudolento a numerose aziende agricole dislocate nelle province di Brescia, Cremona, Piacenza, Milano e Lodi.
Un giro, alimentato anche dall’emissione di fatture per operazioni giuridicamente inesistenti, che serviva a procurare dei permessi di soggiorno senza il rispetto dei necessari requisiti. In sostanza, il sodalizio dichiarava l’esistenza di un’offerta di lavoro, nonché la disponibilità di un alloggio adeguato, proprio con la finalità di consentire l’ingresso degli stranieri. Poi, attraverso documentazione mendace, riusciva ad ottenere la conversione del permesso di soggiorno da “stagionale” a “a termine”: e questo senza che i lavoratori effettuassero effettivamente le ore necessarie (ossia almeno 39 giorni in tre mesi). Grazie alla connivenza di numerose imprese agricole effettivamente operative sul territorio, gli stranieri venivano insomma assunti solo “per finta”, con l’obiettivo di fare loro ottenere la conversione del permesso di soggiorno. Una collaborazione dalla quale le aziende traevano un vantaggio economico, attraverso la corresponsione di un rimborso.
Un giro impressionante
Complessivamente, durante l’attività investigativa, è stato appurato come i sodali, tra il 2018 e il 2024, attraverso l’articolato sistema criminale, sarebbero riusciti ad ottenere l’ingresso in Italia di 1.364 stranieri, traendo oltre 19,2 milioni di euro di profitto illecito, di cui è stato disposto il sequestro. Dalle attività investigative, infatti, è emerso come l’organizzazione avrebbe richiesto ai lavoratori extra-comunitari cospicue somme di denaro – anche ricorrendo all’intimidazione – secondo un preciso tariffario: circa 13.800 euro per il rilascio del permesso di soggiorno “stagionale” e 7.200 euro per ottenere la conversione in permesso di soggiorno da “stagionale” a “a termine”.
Sfruttamento e caporalato
Se le finte assunzioni erano finalizzate all’ottenimento dei permessi di soggiorno, poi però la manodopera effettivamente impiegata veniva somministrata in modo fraudolento, in condizioni di sfruttamento lavorativo, corrispondendo retribuzioni inferiori (talvolta non a ore ma “a giornata”), in violazione della normativa prevista in materia di sicurezza e igiene, dell’orario di lavoro e dei periodi di riposo. Uno dei lavoratori coinvolti, ad esempio, avrebbe lavorato per 73 giorni consecutivi. Le buste paga emesse sarebbero state inferiori rispetto a quelle realmente spettanti, in quanto decurtate del saldo della commissione illecita dovuta per l’ingresso in Italia nonché delle spese vive sostenute dall’organizzazione, quali il cibo, il canone per gli alloggi e il carburante per gli spostamenti, gravanti su ciascun lavoratore.
Pseudo-appalti e fatture inesistenti
Infine, con riferimento ai reati tributari, la somministrazione fraudolenta di manodopera sarebbe avvenuta in virtù di contratti di “pseudo-appalto”. Ciò avrebbe determinato l’emissione di fatture giuridicamente inesistenti il cui ammontare, dal 2019 al 2024, corrisponderebbe ad oltre 18 milioni di euro con un’Iva superiore a 3 milioni. Nella medesima indagine sono stati denunciati i rappresentanti legali di 12 società e aziende agricole che avrebbero di fatto ricorso, in modo illecito, alla manodopera fornita dall’associazione per delinquere.