Negli anni in cui è rimasto aperto il Typhoon ha reso Gambara e la Bassa «l’ombelico del mondo» grazie al suo essere proiettato nel futuro. Un locale, una discoteca, un punto di riferimento per nuovi suoni e una musica che stava emergendo, uno spazio dove ritrovarsi in centinaia in migliaia, paralizzando letteralmente il paese in nome di un sano divertimento, grazie alla musica.
A quasi quarant’anni dalla sua chiusura il mitico Typhoon rivive con una serata dedicata al circolo Arci in programma per sabato 18.
«Alle radici del suono, la musica che ha raccontato un’epoca» è il titolo dell’appuntamento che vedrà protagonisti Beppe Loda, resident dj del Typhonn e Tbc, resident dj del Cosmic. Oltre a loro sarà presente anche Andrea Castagnini che presenterà il suo libro «Le nostre strade».
Una serata con un libro e dj
Una serata per fare un tuffo in un passato che ha segnato una generazione e che fa parte dei ricordi di molti che ancora oggi rimpiangono quegli anni e non mancano mai agli appuntamenti remember.
«Ci sono luoghi che, pur lontani dai grandi centri urbani, riescono a intercettare il futuro prima degli altri – ha raccontato Dario Rubessi del circolo Arci – Tra il 1980 e il 1987, a Gambara, piccolo comune della Bassa bresciana, accadde qualcosa di simile. Si chiamava Typhoon, ed era molto più di una discoteca. In un’epoca in cui le sonorità afro, funky ed elettroniche erano ancora territorio di ricerca e sperimentazione, il Typhoon divenne un punto di riferimento per una generazione di giovani che si spostavano da tutta la regione – e non solo – per ascoltare musica diversa, nuova, internazionale. Non era semplicemente intrattenimento: era scoperta, identità, appartenenza».
Un locale all’avanguardia e avveniristico per quegli anni con statue diventate simbolo del locale che furono realizzate da uno dei migliori maestri del carnevale di Viareggio, il sistema audio e le luci di ultimissima generazione e sui lati opposti del locale due schermi sui quali venivano proiettate immagini, film, concerti.
La grande sala, prima adibita a cinema, poteva ospitare circa 400 persone ed era il cuore di quel cambiamento che proprio negli anni Ottanta si cominciava a sentire a livello musicale con la ricerca di musica non convenzionale per una discoteca. In poco tempo il Typhoon divenne il richiamo per appassionati di tutta Italia che raggiungevano la Bassa per la musica afro e lo stile unico. Locale che venne poi chiuso nel settembre del 1987 per questioni di «ordine pubblico» dopo una notte con quattromila ragazzi che letteralmente paralizzarono il paese, con annessi, secondo la cronaca del tempo, danneggiamenti e caos.
Un mito che non si è mai spento

Ma la febbre del Typhoon non si è mai spenta tanto che negli anni sono state decine le serate remember, i raduni e i momenti di ritrovo sulle tracce del vecchio locale che viene ricordato con nostalgia da chi lo ha vissuto, uno dei luoghi simbolo della stagione d’oro della musica dance in Italia.
«A quasi quarant’anni dalla chiusura, quella stagione culturale torna simbolicamente a vivere sabato – ha spiegato Rubessi – In consolle saliranno due protagonisti di quella stagione: Beppe Loda, figura centrale nella diffusione della cultura afro in Italia e punto di riferimento per generazioni di DJ, e Tosi Brandi Claudio, noto come TBC, tra gli interpreti più rappresentativi di una scena che ha lasciato un segno profondo nella storia del clubbing italiano. L’evento non sarà soltanto musicale. Ospite della serata sarà anche lo scrittore bolognese Andrea Castagnini, che nei suoi libri ha raccontato proprio quell’umanità in movimento: ragazzi che percorrevano strade di provincia alla ricerca di suoni, esperienze e libertà. La sua presenza offrirà uno sguardo narrativo su un periodo che ha contribuito a ridefinire il modo di vivere la notte e la musica. Rileggere oggi l’esperienza del Typhoon significa anche interrogarsi sul ruolo che la provincia ha avuto – e può ancora avere – nella produzione culturale. Lontano dai riflettori delle metropoli, in spazi apparentemente marginali, nascevano linguaggi che avrebbero influenzato intere scene musicali. La serata del 18 aprile si presenta così come un ponte tra generazioni: per chi c’era, un ritorno carico di memoria; per chi non ha vissuto quegli anni, l’occasione di scoprire un capitolo importante della storia musicale del territorio. Perché a volte, anche in un piccolo paese, si può respirare il vento del cambiamento».