Vigili del Fuoco, Carzeri presenta una mozione: “Servono studi nazionali e screening oncologici”.
La mozione per la salute dei Vigili del Fuoco
É stata depositata oggi (giovedì 9 aprile 2026) in Consiglio regionale dal consigliere Claudia Carzeri una mozione nata dal confronto diretto con il territorio durante una visita alla caserma di Brescia. Tale mozione impegna Regione Lombardia a farsi promotrice presso il Governo dell’avvio di programmi di screening sanitario e studi epidemiologici dedicati al personale Permanente e Volontario del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
La mozione nasce dal confronto diretto con il territorio e, in particolare, dalle necessità emerse durante una visita istituzionale alla caserma dei Vigili del Fuoco di Brescia, nel corso della quale il Consigliere Carzeri ha raccolto le considerazioni del Comandante dei Vigili del Fuoco di Brescia Luigi Diaferio anche a seguito di una specifica segnalazione del Segretario Provinciale di Brescia della FNS-CISL con delega ai Vigili del Fuoco Michele Prandi.
Una professione a rischio
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato, nel 2022, l’esposizione professionale dei vigili del fuoco come “cancerogena per l’uomo” Gruppo 1, individuando quindi evidenze scientifiche che dimostrano come i Vigili del Fuoco siano esposti, durante il servizio, a molteplici agenti nocivi – tra cui sostanze chimiche, prodotti della combustione e particolato fine – con un conseguente aumento del rischio di patologie oncologiche.
Attraverso questo atto, Regione Lombardia viene quindi impegnata a sensibilizzare il Ministero dell’Interno, di concerto con il Ministero della Salute, affinché vengano promossi e finanziati studi sul rischio lavoro-correlato e attivati programmi di prevenzione oncologica dedicati per il personale dei Vigili del Fuoco.
“La tutela della salute di chi ogni giorno mette a rischio la propria vita per la sicurezza dei cittadini deve essere un impegno prioritario – dichiara la Consigliera regionale Claudia Carzeri –. Si tratta di una mozione che nasce dal confronto diretto con i Vigili del Fuoco di Brescia e dall’ascolto delle preoccupazioni e delle necessità degli interessati. Ci tengo per questo a ringraziare Michele Prandi e il Comandante Diaferio per avermi prima presentato il problema e poi seguito nel percorso di presentazione dell’atto che sarà votato nel prossimo Consiglio Regionale. Chiediamo che si attivino studi sistematici, basati su evidenze scientifiche, a livello nazionale e programmi di screening mirati per garantire prevenzione e diagnosi precoce.”
La mozione sottolinea la necessità e l’urgenza di disporre di dati epidemiologici strutturati e aggiornati, attraverso studi di coorte e sistemi di sorveglianza sanitaria dedicati, fondamentali per orientare politiche efficaci di prevenzione oncologica.
“La visita del Consigliere Carzeri è stata un momento importante di confronto – commenta il Comandante dei Vigili del Fuoco di Brescia Luigi Diaferio –. Abbiamo potuto meglio chiarire le modalità di esposizione del Vigile del Fuoco a composti e sostanze nocive e l’aumento potenzialmente correlato del rischio di tumori. Crediamo che salvaguardare la salute dei Vigili del Fuoco sia una priorità. Confidiamo sull’opportunità di condividere tale necessità puntando su una maggiore consapevolezza sociale. Il primo passo è stato fatto e contiamo di poter dare seguito a questa iniziativa riuscendo quindi ad ottenere, grazie all’impegno della Regione Lombardia, un programma di sorveglianza sanitaria e di prevenzione oncologica dedicato agli operatori del territorio.”
“Durante l’incontro al Comando Provinciale di Brescia abbiamo rappresentato criticità reali che il personale vive quotidianamente – aggiunge Michele Prandi – Da tempo chiediamo maggiore attenzione sul fronte della salute per le donne e gli uomini del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco: ringraziamo il Consigliere Carzeri per aver dato subito voce alle nostre istanze. Regione Lombardia, grazie all’esperienza maturata nei programmi di screening e nei sistemi informativi sanitari, può svolgere un ruolo di impulso a livello nazionale, favorendo l’integrazione dei dati e la definizione di modelli replicabili.”