Era, semplicemente, il “Capo”. Nella Lega, il soprannome del segretario federale Umberto Bossi è sopravvissuto a trent’anni di storia italiana. E con questo nome si riferivano a lui ancora oggi i militanti con abbastanza capelli bianchi da averlo conosciuto tra i Novanta e i primi Duemila. Gli anni in cui alla guida del Carroccio costruì – nel bene o nel male, a seconda dei punti di vista – una colossale, capillare e permanente rivoluzione culturale, che ha cambiato nel profondo l’anima del nord Italia. Un segno nella pelle di milioni di uomini e donne, ben più profondo di una semplice convinzione politica.
Addio a Umberto Bossi
Oggi, giovedì 19 marzo, il Senatùr si è spento all’età di 84 anni. Aveva fondato la Lega autonomista Lombarda il 12 aprile 1984, e tre anni dopo entrò in Parlamento. Da allora, la Lega ha più volte distrutto e ricostruito gli equilibri politici italiani, diventando peraltro oggi il movimento politico più “antico” rimasto oggi sulla piazza. Sono decine i ricordi che in queste ore si stanno affastellando sui social e nella lunga serie di note di cordoglio pubblicate dagli esponenti del movimento. Tra i nomi più rilevanti quello del ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli.
Calderoli: “Perdo il mio secondo papà”
“Umberto Bossi era prima di tutto un mio grande amico – ricorda il colonnello del Carroccio bergamasco – Un amico vero, di tanti momenti insieme, non per anni ma per decenni, per una vita: giornate e serate interminabili insieme, nella sede di via Bellerio, in giro per comizi e manifestazioni in lungo e in largo in tutto il Nord Italia e poi ovviamente a Roma, in Parlamento e al Governo. Siamo cresciuti insieme, siamo invecchiati insieme, abbiamo affrontato gioie e malattie insieme. E proprio nel giorno del festa del papà perdo ‘papa’ Umberto’, perché per me è stato veramente un secondo padre, da un punto di vista umano e poi da un punto di vista politico. E da ministro, oggi, voglio portare fino in fondo il suo più importante lascito politico: l’autonomia per i territori”.
Brescia, Sisti: “Viene meno parte dell’anima della Lega: ci insegnò il coraggio”
Così il segretario della Lega Provinciale di Brescia Roberta Sisti.
«Con la dipartita di Umberto Bossi, tutto il popolo della Lega piange non solo la perdita del suo fondatore, ma anche il venir meno di parte della propria anima. Umberto ci ha insegnato come coraggio, determinazione, passione e amore per il proprio territorio siano valori capaci di portare uno sparuto gruppo di sognatori al governo del nostro Paese. A noi oggi il dovere di tramandare con la stessa forza la sua eredità, senza mai venir meno alle storiche battaglie che lui stesso ha ispirato: giustizia, federalismo, libertà. Non basta un grazie, non basta una lacrima: vogliamo che sia il nostro impegno a dare lustro e onore alla memoria di Umberto Bossi».
Massardi: “Se ne va un pezzo della nostra storia e della nostra terra”
“Con Umberto Bossi se ne va un pezzo della nostra storia e della nostra terra. Per me non è soltanto la scomparsa di un leader, ma dell’uomo che, quando avevo 18 anni, ha acceso in me la passione per la politica – ha dichiarato il consigliere regionale della Lega in Lombardia Floriano Massardi – . Da lui ho imparato cosa significa credere davvero in un’idea: identità, appartenenza e coraggio. Bossi ha saputo dare voce a un popolo e lasciare un segno profondo che ancora oggi guida tanti amministratori e militanti. Il mio pensiero va alla sua famiglia – conclude Massardi –. A noi resta il compito di continuare, con determinazione, il cammino che lui ha tracciato. Grazie Umberto”.