Cultura

La ferula di Scorzelli protagonista a Villa Montini

La straordinaria opera sarà il pezzo clou di una nuova esposizione «Gli artisti di San Paolo VI»

La ferula di Scorzelli protagonista a Villa Montini

La Ferula commissionata da Papa Paolo VI illuminerà una imminente mostra, ancor di più un importante cammino che sta per essere intrapreso a Verolavecchia.

L’occasione

Mercoledì 10 marzo, autorità civili e religiose sono state ospitate a Villa Alghisi Montini per ascoltare il professore e curatore Roberto Consolandi, la cui operosità è seconda solo alla sua grande competenza, per essere introdotti alla sua ultima fatica: la mostra “Gli artisti di Paolo VI”. Pezzo clou, intorno al quale ruoterà l’esposizione, la copia della Ferula commissionata direttamente da Papa Paolo VI a Lello Scorzelli, un pezzo di straordinaria fattura e ancor più grande significato

Un momento significativo per il territorio

 

La serata non poteva non essere aperta dai saluti istituzionali del sindaco Maura Gualdi.

“E’ motivo di soddisfazione e orgoglio, parlo anche a nome della mia Giunta, ricoprire il ruolo di sindaco di Verolavecchia, perché credo che questo evento segni davvero un momento significativo per questo territorio – ha esordito – Ringrazio Pierangelo Guizzi per il nobile gesto che ha fatto e che continuerà a fare per questo territorio”.

Guizzi, in quanto rispettivamente presidente e vicepresidente della Fondazione Philanthropia e della Fondazione Erminio Bonatti, si è adoperato per acquistare tale ferula dallo scultore Enrico Manfrini, che a sua volta l’aveva ricevuta in dono dallo stesso Scorzelli, per poi donarla al Comune di Verolavecchia.

“Ringrazio il professor Roberto Consolandi che ci ha messo in contatto, perché è grazie a lui se oggi riusciamo a sognare in questo ambiente e ad avere una progettualità che stiamo vedendo di mese in mese concretizzarsi. Le riflessioni che io voglio condividere con voi stasera su quello che andremo a fare è innanzitutto che San Paolo VI, per noi verolavecchiesi Papa Montini, attraverso l’impegno di questa amministrazione comunale, fa ritorno all’interno di questa mura per restarci e il pastorale di Lello Scorzelli, a mio avviso, diventa il sigillo di un’alleanza che il Comune di Verolavecchia vuole tornare a stringere nuovamente con la famiglia Montini e con la figura di San Paolo VI. Attorno a questo pastorale, a questa opera, noi vogliamo cominciare a pensare in grande in questo ambiente, chi ci ha preceduto ha cominciato a mettere le fondamenta del progetto, ma sicuramente il taglio che noi vogliamo dare per il futuro porterà il nome di questa amministrazione e quello che ci auguriamo è che il lavoro che viene fatto oggi possa davvero continuare in futuro, che ci siano delle amministrazioni sensibili a questo tema, legate al territorio e alla storia di questo territorio”.

Un ponte con la Val Trompia

“Grazie all’Amministrazione, grazie al professor Consolandi con cui condivido un’amicizia da qualche anno e altre attività di tipo culturale molto importanti che abbiamo portato avanti insieme per il territorio della Valle Trompia – ha esordito Guizzi – Come sempre sono stato sollecitato dal professor Consolandi che mi ha fatto capire l’importanza di acquisire quest’opera, mi ha presentato questo progetto che ritengo sia un progetto importantissimo per il territorio, ho visto subito un collegamento, essendo io di origine triumplina, tra Concesio, quindi la Val Trompia e Verolavecchia, un ponte che deve essere teso fra due luoghi molto importanti nella storia del nostro papa. In questo collegamento tra Concesio e Verolavecchia penso non possa mancare Roma”.

L’idea di unire in un itinerario ideale, in cui non dovrebbero mancare nemmeno Brescia e Milano, è suggestiva e continua ad essere invocata da più parti nel corso della serata.

La Ferula di Scorzelli

Torniamo alla Ferula di Scorzelli. Viene presentata l’8 dicembre 1965 alla chiusura del Concilio Vaticano II, ma la sua storia inizia molto prima.

“A livello etimologico vorrei distinguere il termine pastorale e ferula – ha iniziato Consolandi – il pastorale è stato per secoli il così detto bastone col tralcio rivolto col baccolo che tutti hanno utilizzato all’interno dell’Ecclesia. L’etimo di ferula vuol dire ferita in latino, il languidire il cuore col sangue di Cristo, così Scorzelli non riprende il Cristo glorioso ma il Cristo doloroso. Mai nella storia venne rappresentata una ferula del genere, una ferula che rappresentasse le cinque piaghe”.
Le parole dell’artista

Il professore racconta la storia dietro alla ferula, il profondo significato teologico e, con grande emozione, lascia la parola allo scultore leggendo un suo scritto: “Sono passati trent’anni e da allora questa mia scultura ha girato tutto il mondo. Uomini di ogni razza l’hanno vista e venerata, nelle mani di Paolo VI prima, di Giovanni Paolo I, di Giovanni Paolo II, poi opera divenuta simbolo della Chiesa Universale di Cristo, guardandola tra la folla di fedeli che si assiepa intorno al Papa, mi prende una grande emozione e ripenso ai giorni in cui la ideavo e al destino che questa mia creatura doveva avere e ringrazio Dio di avermi concesso tanta gioia”.

Gli artisti di San Paolo VI

Questo il titolo della prossima imminente esposizione, dal 28 marzo al 14 giugno, dove la ferula di Scorzelli sarà il pezzo principale. Nelle sale di Villa Alghisi Montini sapientemente allestite dal professor Consolandi che di questa esposizione è ideatore e curatore, troveranno posto alcune delle opere donate, ancora sotto l’amministrazione di Laura Alghisi, dalle famiglie degli artisti di Papa Paolo VI. Una mostra suggestiva e importante che farà da apripista a numerose altre esposizioni, tale è l’entità e il pregio dei pezzi donati che ben si prestano a dare vita ad esposizioni tematiche. Durante la serata non sono mancati interventi del parroco don Tiberio Cantaboni e del presidente dell’Associazione Terre Basse, Giovanni Benzoni che ha sottolineato la valenza del territorio.

“Terre Basse ha questo grande impegno, questo grande dovere: far emergere la storia del territorio, un territorio molto legato – ha esordito Benzoni – unire il territorio è fondamentale, farlo con un progetto ha sempre una scadenza temporale, mentre la storia che unisce il territorio travalica tutto”.

Consolandi in questo è maestro: con il suo lavoro e con la volontà di far crescere nuove generazioni votate all’impegno nella cultura, ha iniziato a tessere una importante rete fatta di valori e conoscenza. L’evento si è concluso con il disvelamento della ferula e la sua collocazione nella teca che la custodirà durante l’esposizione. Anche in questo caso vi è una finezza intellettuale dovuta all’ingegno di Consolandi: nella grande teca, che valorizza a pieno l’opera, sono cinque i fasci di luce che la illuminano, cinque come le piaghe di Cristo inflitte durante la passione, cinque come le ferite di San Francesco, ricordiamo che il 2026 è l’anno giubilare dedicato al Santo patrono d’Italia in occasione dell’ottavo centenario della sua morte. “Gli artisti di San Paolo VI. Il dono dell’amicizia. Opera umana e divina” è un’altra esposizione destinata ad entrare nella storia in cui non solo si potrà godere di opere di indiscusso valore artistico, ma saprà stimolare anche una fondamentale riflessione sui tempi che stiamo vivendo e sul senso del sacro.