Il tema della nuova sede per l’Associazione Si può fare è stato al centro, da ultimo, della seduta pubblica della Commissione urbanistica del 25 febbraio, durante la quale l’Amministrazione Comunale di Verolanuova ha illustrato le ragioni delle proprie scelte e ricostruito i passaggi della vicenda.
La Giunta ha ripercorso le tappe della vicenda
“A fronte delle continue illazioni sollevate dall’opposizione e dall’Associazione stessa diviene nuovamente necessario chiarire la posizione di questa Amministrazione”, così la Giunta che ha voluto ripercorrere le tappe dell’intera vicenda.
“Una premessa risulta doverosa: laddove il Comune di Verolanuova non avesse condiviso il progetto della Si Può fare Band di certo, sette anni fa, non avrebbe messo a disposizione una sede dove la band stessa ha mosso i primi passi per crescere e diventare ciò che è oggi ed ove ancora opera. L’evoluzione del gruppo musicale è stata talmente compresa da questa Amministrazione che veniva
inserito nel proprio programma elettorale l’individuazione di un nuovo spazio di dimensioni comprese tra i 200/300 metri quadrati per la Si può Fare, in linea con le strutture già realizzate per altre realtà associative del paese. Il Comune si attivava per individuare la sede più adatta che andava dall’utilizzo dell’immobile di Castel Merlino, nell’ambito di una convenzione con la Fondazione Morelli, all’utilizzo dell’ex Tiepolo che sarebbe stato ristrutturato grazie ad un intervento di beneficenza, ed ancora dell’asilo Boschetti, che potrebbe liberarsi con il trasferimento dell’attività nel nuovo asilo Capitanio. Nessuna delle proposte veniva riscontrata positivamente”
L’intervento della Fondazione Renato e Damiana Abrami
“In parallelo, precisamente nella primavera del 2025, la Fondazione Abrami manifestava la disponibilità a realizzare una nuova sede per l’Associazione chiedendo al Comune la disponibilità di un’area di circa 2.500 metri quadrati divenuti poi circa 4.000 per la realizzazione di un nuovo edificio di dimensioni comprese tra i 1.300 e i 1.500 metri quadrati. Nel frangente, l’Amministrazione Comunale si diceva disponibile a concedere l’area in comodato gratuito, a fronte però di una convenzione che garantisse la priorità di accesso e facilitazioni nelle rette per le famiglie residenti a Verolanuova. Sul punto non si raggiungeva un accordo e, pertanto, si prendeva in considerazione l’ipotesi di vendere l’area, nel frattempo individuata accanto all’ITC Mazzolari, ad un prezzo inferiore rispetto a quello di mercato portandolo da 160 euro a metro quadrato, per un totale di 661.600 euro, a 495.000 (120 euro al metro quadrato) e successivamente a 395.000 (95 euro al metro quadrato) per 4.135 metri quadrati (valore abbattuto rispetto ad un valore di mercato del 40%) tenuto conto sia delle finalità socio-assistenziali sia del fatto che il programma elettorale prevedesse una nuova sede per l’Associazione. A testimonianza della volontà di questa Amministrazione di procedere come da accordi intercorsi con la Fondazione, in data 30/09/2025, l’area individuata veniva inserita nel Piano delle Alienazioni tramite delibera di Consiglio Comunale. Il successivo 03/12/2025 in Consiglio veniva approvata una variante di destinazione d’uso nel PGT, trasformando l’area in destinazione «socio-assistenziale» recependo le specifiche indicazioni della Fondazione. Ciò la maggioranza faceva con una strenua opposizione da parte del consigliere Tolettini Massimo, il quale evidenziava, da un lato, minori entrate per il Comune di circa Euro 250.000 e, dall’altro, chiedeva quali elementi avesse l’Amministrazione per concedere ad un privato un beneficio che non è stato concesso ad altri soggetti privati a parità di condizioni. In ogni caso risultava necessaria una Convenzione che garantisse la priorità di ingresso ai residenti in Verolanuova. Nell’ottica per cui tra i doveri degli amministratori pubblici vi è quello di tutelare il patrimonio pubblico e di verificare la sostenibilità dei servizi realizzati sul territorio, non si tralasciava nemmeno di considerare i costi di gestione per cui una sede di tali dimensioni avrebbe comportato costi valutati intorno ad Euro 400.000/500.000 annui e si esprimevano alcune preoccupazioni legate al rischio che, in caso di difficoltà economiche del privato, i problemi di gestione avrebbero finito per coinvolgere anche il Comune trattandosi di servizi per la disabilità e, quindi, a carattere sociale. In tale ottica si proponeva di cedere l’Area in diritto di superficie per un massimo di quarant’anni anziché in piena proprietà proprio perché, in caso di difficoltà, il Comune sarebbe potuto tornare in possesso della struttura e decidere il da farsi. A questo punto si interrompevano le trattative ed il Comune veniva informato che la sede della Band si sarebbe realizzata in un Comune limitrofo. Anche tale ipotesi veniva accolta favorevolmente da questa Amministrazione, in quanto atta a garantire la continuità del servizio alle famiglie ed il Comune offriva la propria disponibilità a collaborare per agevolare la fattibilità anche attraverso un servizio di trasporto per i propri cittadini. L’Amministrazione comunale continuerà a lavorare nell’interesse dei cittadini e a sostenere le numerosissime associazioni di volontariato in un clima di collaborazione”.