La testimonianza

Tram 9 deragliato a Milano, a bordo anche un salodiano: “Mi sono trovato scaraventato per terra”

«Nel momento dell'incidente e negli istanti immediatamente successivi a dominare è stata l'adrenalina che mi ha dato la forza di reagire. Il peggio è arrivato dopo»

Tram 9 deragliato a Milano, a bordo anche un salodiano: “Mi sono trovato scaraventato per terra”

Tram 9 deragliato a Milano, a bordo anche un salodiano: “Mi sono trovato scaraventato per terra”.

Il racconto della spaventosa esperienza sul tram 9

«Tutto è successo nel giro di pochi secondi, un attimo prima stavo guardando il cellulare e un attimo dopo mi sono trovato scaraventato per terra».

Queste le parole di Paolo Quarella, 33 anni di Salò che vive a Milano da qualche anno dove insegna in un istituto tecnico. Venerdì 27 febbraio 2026 si trovava sul tram 9 che, a seguito di deragliamento, è finito contro un palazzo: due i morti e una cinquantina i feriti.

«Sono salito sul tram 9 in Centrale – ha spiegato – È stato un caso: avevo infatti perso la corsa precedente, sono così salito dal retro del tram per poi spostarmi verso la parte centrale del mezzo » .

Dopo pochi minuti di viaggio il disastro:

«Dopo piazza Repubblica il tram ha iniziato ad accelerare, in quel momento non ci ho fatto più di tanto caso, ma poi ho capito che qualcosa non andava quando il mezzo ha iniziato a traballare in modo intenso, io mi sono ritrovato sballottato prima a sinistra e poi a destra per poi finire a terra sul pavimento. Fortunatamente non ho riportato gravi conseguenze a parte qualche livido ed una contusione alla mano».

La cosa positiva è che in quel momento i passeggeri non erano molti.

«Quando sono caduto mi sono trovato una persona addosso. Nel momento dell’impatto abbiamo sentito un rumore molto forte e poi ricordo anche un intenso odore di bruciato. Lì per lì mi sono spaventato pensando che il tram potesse aver preso fuoco, con il senno di poi ho capito che quell’odore derivava dall’attrito del tram sull’asfalto» .

Alla preoccupazione per quel che stava accadendo si è aggiunto anche il timore di qualche reazione potenzialmente rischiosa da parte dei presenti.

«Appena le porte del tram si sono aperte, per la paura di rimanere schiacciato dalle persone a bordo, sono subito uscito sulle mie gambe. Nel frattempo fuori si erano radunati numerosi tra curiosi e soccorsi. Per non essere di intralcio ho pensato di allontanarmi ma un poliziotto mi ha incrociato invitandomi a restare».

È stata sfiorata la strage

«Per fortuna il ristorante contro il quale il tram ha impattato in quel momento era chiuso e nessuna persona si trovava al suo interno; altro aspetto che ha giocato, se si può dire, a favore il fatto che il mezzo ha deragliato su un pezzo di strada dove il semaforo, in quel momento, era rosso».

Quella vissuta da Quarella è stata senza ombra di dubbio un’esperienza intensa le quali ripercussioni si sono fatte sentire anche nei giorni successivi.

«Quel pomeriggio mi stavo recando da Centrale a Piazza Cinque Giornate – ha raccontato – un percorso che faccio molto spesso. Nel momento dell’incidente e negli istanti immediatamente successivi a dominare è stata l’adrenalina che mi ha dato la forza di reagire. Il peggio è arrivato dopo: il sabato e la domenica seguenti sono stati i giorni peggiori dove ho realizzato l’entità di quanto accaduto. Ho avuto modo di parlarne anche con il mio psicologo perché lo stress post evento è durato per un po’, in quei giorni mi sentivo molto molto stanco ed anche distratto. Ho poi ripreso il lavoro ma cercando di dosare al meglio le energie».

Nonostante questa delicata parentesi emotiva Quarella si ritiene molto fortunato per come sono andate le cose:

«Mi ritrovo in questi giorni a vivere con dei sentimenti contrastanti, causa di profondo stress: se da un lato provo un’immensa gratitudine per esserne uscito praticamente illeso, dall’altro lato non riesco a smettere di chiedermi perché altri non ce l’abbiano fatta».