proposta di legge

Carne di cavallo al bando? Brescia dice No

Animali e... cucina La proposta di M5S, Avs e Noi moderati, e le macellerie equine bresciane

Carne di cavallo al bando? Brescia dice No

La Commissione Agricoltura della Camera ha avviato l’esame della proposta di legge sul divieto di macellazione della carne di cavallo e di altri equidi in Italia.

Proposta di legge

Con un sostegno politico trasversale (ma anche poca possibilità di essere approvata), la posizione lega a sé applausi e critiche, dilemmi etici e problemi pratici che non possono lasciare dormiente Travagliato, in quanto Città del Cavallo e ospite della storica fiera Travagliato Cavalli. Portata all’attenzione del Parlamento dal testo che vede come prima firmataria l’onorevole Michela Brambilla (di Noi Moderati), la questione chiede di riconoscere agli equidi (cavalli, asini, muli e bardotti) lo status giuridico di animali d’affezione e il conseguente veto sulla loro macellazione. Al disegno, che ha avuto eco nelle proposte delle onorevoli Susanna Cherchi (Movimento 5 Stelle) e Luana Zanella (Alleanza Verdi e Sinistra), si aggiungono le disposizioni in materia di tutela animale e di riconversione degli allevamenti presentate dall’onorevole Eleonora Evi (del Partito Democratico). Secondo le deputate, il progetto non sarebbe calato dall’alto, bensì il riflesso normativo delle abitudini alimentari degli italiani. Stando alla ricerca pubblicata da Ipsos nel maggio scorso, infatti, del 92% di consumatori onnivori, solo il 17% dichiara di mangiare carne di cavallo almeno una volta al mese; mentre l’83% sceglie di non farlo per diverse ragioni: il 44% non è solito cibarsene e non ne è incuriosito; il 42% adduce motivazioni emozionali e il 31% segue motivazioni etiche, considerando i cavalli soprattutto come animali «da compagnia».

Eppure la Penisola resta tra i principali Paesi manducatori di carne equina al mondo, con un indice di acquisto e consumo che varia di regione in regione: al primo posto la Lombardia (24%), a seguire la Puglia (11%) e l’Emilia Romagna (9%).

«Del resto, non siamo un popolo di vegetariani e la carne di cavallo fa parte della nostra tradizione culinaria – ha spiegato il sindaco di Travagliato Renato Pasinetti – Si tratta di un tema delicato che riguarda una sfera altrettanto delicata per la nostra comunità e per la manifestazione che accoglie. L’attenzione per l’animale è centrale nella fiera, così come il suo benessere, ma non per questo dobbiamo smettere di godere dei piatti tipici della nostra terra. Bisogna saper distinguere le due filiere, quella degli allevamenti e quella di addestramento ed equitazione. E poi, di fronte all’etichetta di “animale d’affezione”, viene da chiedersi “e gli altri animali?”».

Tradizione

La domanda è legittima perché solleva il problema dello specismo (ossia un pregiudizio ideologico che porta all’elevazione di una specie su un’altra), e pone l’accento sulla sofferenza degli altri animali nonché sull’esistenza stessa degli allevamenti (intensivi soprattutto) e delle attività connesse. Ma si apre un altro fronte: perché se è vero, per esempio, che durante la primaverile Travagliato Cavalli le ricette a base equina sono sospese («per non urtare la sensibilità di nessuno», ha precisato Pasinetti), è al contempo vero che il mese di febbraio, a Travagliato, sia dedicato alla «Rassegna enogastronomica del cavallo», un’iniziativa che, da sei edizioni, vede i ristoranti della città proporre il giovedì menù con protagonista lo stufato di cavallo.

Inevitabile che si accenda una «dissonanza cognitiva»: un disagio spesso inconscio tra quanto crederemmo giusto e quanto invece facciamo, spesso con motivazioni altrettanto forti. Ebbene, la storia del consumo di carne in diverse Nazioni è spesso un percorso non lineare, segnato da profonde trasformazioni economiche, religiose, sensibilità collettiva ed esigenze concrete. Proprio per necessità, nel 2000, Guido Consolini(della Macelleria Consolini, oggi in gestione a Paolo Gheda) ideò la «Travagliatina», un taglio di carne di cavallo a marchio registrato. A causa del morbo della mucca pazza, infatti, dovette reinventarsi. Il prodotto, negli anni a venire, si è rivelato «fortunato» e ha dato il là a una ricetta divenuta iconica per il territorio locale e non solo. «Sono contento di averla brevettata e orgoglioso porti il nome di Travagliato – ha spiegato – Da uomo del settore, credo si tratta di una proposta folle che non tiene in considerazione le attività e i suoi lavoratori».

Il disegno, che comunque difficilmente troverà spazio in questa Legislatura, prevederebbe tuttavia un percorso di transizione per gli allevamenti, con una dotazione di 18milioni di euro per i primi tre anni, al fine di finanziare la conversione in centri per l’ippoterapia o l’affidamento a strutture autorizzate.

Macelleria Gallina 2.0 di Lonato del Garda

Se dovesse passare la proposta di legge sarebbe di certo un problema non indifferente soprattutto per coloro che vendono esclusivamente carne equina, si troverebbero a dover reinventare l’attività, con inevitabili ripercussioni sui familiari (nel caso di gestione familiare) e/o dipendenti che vivono di questo mestiere da anni ed alcuni da intere generazioni. Una situazione alla quale sarebbe difficile fare fronte in tempi brevi, soprattutto per chi da anni vive vendendo solo ed esclusivamente questo particolare tipo di carne con una clientela ormai affezionata. Per non parlare poi degli abituali consumatori che si vedrebbero privati di un alimento apprezzato.

Come nel caso della macelleria Gallina 2.0 di Lonato del Garda: «Siamo amareggiati – ha commentato Cristiano Gallina – Anche perché la carne di cavallo è molto sana, fa bene ai più piccoli ed è inoltre particolarmente ricca di ferro». Non è mancata poi una riflessione strettamente legata alla professione e all’etica che la caratterizza: «Siamo da cinquant’anni nel settore – ha continuato – Il cavallo è un animale nobile che noi abbiamo sempre trattato con grande rispetto. Della carne, una volta macellata, ne riconosciamo da generazioni il grande valore e la qualità».

Macelleria Da Baffo di Gavardo

Pesanti sarebbero, in caso di approvazione della proposta di legge in questione, le ripercussioni anche per la Macelleria Da Baffo di Gavardo di Romano Graziano in via della Ferrovia 25. Anche in questo caso al centro la storia di una tradizione di famiglia che continua ancora oggi, seppur in parte trasformata nel tempo. Anche in questo caso si parla del lavoro di una vita tramandato tra generazioni.

«A me personalmente porterebbe via l’80% del lavoro dal momento che la nostra attività vende in questa percentuale carne di cavallo». E poi un pensiero corre anche ai potenziali consumatori e alla sua affezionata clientela che si vedrebbero portare via un prodotto tanto apprezzato, ricercato e prelibato oltre che parte della tradizione culinaria italiana: «Di base ritengo si tratti di una proposta di legge ingiusta per vari motivi ma anche per via del fatto che non trovo corretto limitare in questo modo le scelte culinarie delle persone ma soprattutto decidere per loro cosa sia giusto mangiare e cosa no. Io sono nato in una macelleria equina gestita per anni da mio padre, nel suo caso esclusivamente equina, attività che poi è passata a me. Purtroppo non possiamo farci nulla, la mia speranza è in ogni caso che la legge non passi».

Macelleria Gallina Riccardo e Figli di Rivoltella

Altra realtà storica del territorio quella di Gallina Riccardo e figli di Rivoltella di Desenzano del Garda, vanta alle spalle ben sessant’anni di attività gestite da quattro generazioni. «Nella mia azienda lavorano otto dipendenti oltre alla famiglia, di certo sarebbe un problema non indifferente per tutti noi. E’ anche vero che noi che siamo del settore sappiamo che questa proposta di legge non è la prima volta che viene presentata, fino ad ora non è mai entrata in vigore, ci auguriamo che anche questa volta possa essere così. Sono però sicuro che – ha continuato Riccardo Gallina – laddove dovesse passare, qualcuno dovrà rispondere per tutelare la categoria. Non è facile, infatti, trasformare dall’oggi al domani un’attività». La preoccupazione riguarda non solo il presente dell’attività ma anche il futuro: «In azienda lavoro io che ho 53 anni e, da poco, hanno deciso di intraprendere questo percorso professionale anche i miei figli rispettivamente di 20 e 25 anni, nella speranza di poter portare avanti una tradizione di lunga data». Secondo Gallina, inoltre, verrebbe meno un prodotto culinario parte della tradizione italiana: «E’ importante che pensino all’intera filiera, la carne di cavallo fa parte della tradizione culinaria italiana, un prodotto di nicchia e di grande importanza».