I militari del Nucleo Carabinieri Forestale di Iseo hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari personali interdittive, emessa dal Gip del Tribunale di Brescia su richiesta della Procura, nei confronti di quattro soggetti legati all’impianto Biogas a Chiari, già sottoposto a sequestro: i soggetti, vertici aziendali e operativi della Agricola Chiari 1 Agroenergia Srl, che gestisce l’impianto di via Pontoglio, sono indagati in concorso per attività organizzate per traffico illecito di rifiuti, falso in atto pubblico, smaltimento illecito e impedimento al controllo.
L’operazione
Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia, si erano concentrate sull’attività condotta tra il 2021 e il 2024. Al fine di massimizzare i profitti e azzerare i costi di gestione ambientale, l’impianto di abbattimento dell’azoto (l’Sbr – Sequencing Batch Reactor) sarebbe stato sistematicamente spento o reso inattivo. Di conseguenza, il limite massimo di produzione del digestato previsto per le zone vulnerabili ai nitrati — una soglia invalicabile di 170 kg annui per ettaro — sarebbe stato costantemente superato, con ricadute sull’ambiente e anche sulla popolazione del Santellone, che più volte nel corso degli anni aveva lamentato i miasmi provenienti dall’impianto di via Pontoglio. I «nitrati fantasma» (con un carico di azoto superiore ai limiti consentiti anche del 400%) sarebbero stati sparsi nelle campagne dell’Ovest Bresciano e della Bergamasca — non solo a Chiari, ma anche a Urago d’Oglio, Pontoglio, Rudiano, Castelcovati, Palazzolo sull’Oglio, Coccaglio e, dall’altra parte del fiume, nei terreni agricoli di Calcio — oltre a essere sversato illecitamente nei canali irrigui durante le ore notturne. Si parla di oltre 209.000 metri cubi di rifiuti liquidi, abbastanza da riempire 83 piscine olimpioniche.
Le misure interdittive
Le misure personali sono lo sviluppo della complessa operazione che lo scorso 4 febbraio aveva già portato al sequestro preventivo dell’intero sito produttivo, esteso su 10mila mq, e al sequestro per equivalente del profitto del reato per oltre 1,2 milioni di euro, oltre alla nomina di un amministratore giudiziario. Di fronte al concreto e attuale pericolo di reiterazione dei reati ambientali, il Gip ha imposto a 4 dei 5 indagati – ritenuti i promotori e gli esecutori di un collaudato sistema fraudolento – il divieto temporaneo, per la durata massima di 12 mesi, di esercitare attività di impresa e di ricoprire uffici direttivi all’interno di persone giuridiche.