Oltre duecentomila metri cubi di rifiuti liquidi smaltiti illegalmente. Un mare di liquami illeciti e dannosi per l’ambiente, abbastanza da riempirci 83 piscine olimpioniche. E’ il cuore dell’inchiesta che questa mattina, mercoledì 4 febbraio 2026, ha portato al sequestro di un impianto di biogas a Chiari, disposto dal Tribunale di Brescia su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia ed eseguito dai militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Brescia insieme ad Arpa.
Chiari, rifiuti liquidi smaltiti illegalmente
L’attività di indagine della DDA ha scandagliato le responsabilità di una società operante nel settore della produzione di energia rinnovabile da biogas, che tra il 2021 e il 2024 avrebbe condotto un traffico illecito di un imponente quantitativo di rifiuti liquidi: oltre 209.000 mc, un volume sufficiente a riempire 83 piscine olimpioniche o circa 7.000 autobotti. L’azienda, per massimizzare i profitti derivanti dalla produzione energetica e azzerare i costi di gestione ambientale, avrebbe mantenuto strutturalmente spento o inattivo l’impianto di abbattimento dell’azoto (denominato SBR Sequencing Batch Reactor). Ciò ha comportato il sistematico superamento del limite annuale di 170 kg di azoto per ettaro l’anno – una soglia invalicabile fissata per le “Zone Vulnerabili ai Nitrati” a tutela delle acque sotterranee – con ripercussioni sull’ambiente e la cittadinanza.
Il digestato prodotto dall’impianto sarebbe stato sparso sui terreni agricoli di 8 comuni tra le province di Brescia e Bergamo (Chiari, Urago d’Oglio, Pontoglio, Rudiano, Castelcovati, Palazzolo sull’Oglio, Coccaglio e Calcio) o, in alcuni casi, illecitamente sversato direttamente nei canali irrigui.
Sequestrato l’impianto di biogas, cinque indagati
L’impianto di biogas è stato posto sottoposto a sequestro ed è stato nominato un amministratore giudiziario. È stato inoltre eseguito il sequestro preventivo per equivalente di beni del valore di circa 1.250.000 euro. Cinque persone, tra amministratori e gestori dell’azienda, sono oggi indagate per attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, smaltimento illecito, falso in atto pubblico e impedimento al controllo. Alla società è stata contestata anche la responsabilità amministrativa, volta a neutralizzare il presunto vantaggio economico derivante dal reato in danno all’ambiente e alla leale concorrenza.
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