Si alza il livello di attenzione politica attorno alla base militare di Ghedi. Il deputato Devis Dori (Alleanza Verdi Sinistra) ha depositato un’interrogazione a risposta scritta rivolta ai Ministri degli Esteri, dell’Interno e della Difesa, chiedendo chiarimenti sulla gestione del rischio nucleare e sulla mancanza di piani di emergenza trasparenti per la popolazione civile.
Il caso
Secondo i rapporti del Nuclear Weapons Ban Monitor, la base di Ghedi ospiterebbe tra le 15 e le 20 bombe termonucleari B61, recentemente modernizzate nella nuova versione B61-12. Una concentrazione di armi atomiche in un territorio densamente abitato e classificato come zona sismica, sottolinea l’interrogazione, che dovrebbe imporre massimi livelli di prevenzione e trasparenza. Prevenzione che, denunciano associazioni e comitati locali, non sarebbe sufficiente. A riaccendere il dibattito è anche un progetto da 38 milioni di euro per potenziare l’oleodotto NATO che rifornisce Ghedi con kerosene speciale per i caccia F-35. L’infrastruttura, lunga 900 km e articolata attraverso sei regioni, partirà dalle banchine di La Spezia. Un ampliamento considerato da Dori un chiaro segnale «dell’ulteriore, preoccupante centralità» assegnata alla base bresciana nello scacchiere militare europeo.
L’interrogazione
Al centro dell’interrogazione c’è l’appello lanciato dal Comitato 28 maggio di Rovato, intervenuto a dicembre al convegno di Pordenone dedicato alle basi nucleari di Aviano e Ghedi. Il Comitato denuncia la totale assenza di informazione preventiva per i residenti: nessuna indicazione su evacuazioni, iodoprofilassi o misure da adottare in caso di incidente o emergenza. Un vuoto che – secondo i rappresentanti del Comitato – collide con la Direttiva Euratom 2013/59, che impone agli Stati membri piani di emergenza pubblici e strumenti informativi chiari per i cittadini. Il recepimento italiano, avvenuto con il D.Lgs. 101/2020, riguarderebbe però principalmente impianti civili, incidenti transfrontalieri o trasporto di materiali radioattivi, lasciando scoperti i siti militari.
Il tema è stato sollevato anche in sede europea dall’eurodeputata Cristina Guarda, che ha chiesto alla Commissione di verificare l’applicazione delle norme Euratom non solo ad Aviano, ma anche nei porti di Trieste e Koper.
Nell’interrogazione, Dori chiede al Governo di chiarire: se sia a conoscenza delle criticità sollevate dal Comitato 28 maggio; quali iniziative urgenti intenda assumere per garantire l’applicazione della normativa Euratom anche a Ghedi; se intenda rendere pubblici piani di emergenza specifici per la popolazione; se voglia avviare una valutazione sull’adesione dell’Italia al Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), da cui il nostro Paese è finora rimasto escluso.