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«Non abbiamo bisogno di bandiere lilla se mancano i piani regolatori dell’accessibilità»

Claudio ha segnalato problemi ci accessibilità non solo in centro ma anche a Colombare, Lugana e Rovizza

«Non abbiamo bisogno di bandiere lilla se mancano i piani regolatori dell’accessibilità»

«Non abbiamo bisogno di bandiere lilla se mancano i piani regolatori dell’accessibilità»: è questo il messaggio che Claudio Mazza – sirmionese che vive il territorio seduto sulla sua carrozzina – vuole lanciare a tutta la comunità.

Segnalazione

Il tutto nasce da una segnalazione, avvenuta nelle scorse settimane, da parte di un turista che è ha sottolineato problemi di accessibilità alle Grotte di Catullo. Claudio vive a Sirmione da tanti anni e, come specifica, «conosco ogni sampietrino del centro storico, ogni pendenza che per un camminatore è impercettibile e per me è una scalata alpina». Capendo bene la frustrazione del turista ha voluto però fare una riflessione più ampia. «Dobbiamo avere l’onestà intellettuale di ammetterlo: un mondo perfettamente accessibile è un’utopia. Sarebbe un mondo più comodo per tutti, ma viviamo in Italia e nello specifico a Sirmione, in un tessuto urbano e archeologico disegnato per Patrizi romani e pescatori medievali, non per le nostre esigenze moderne – ha spiegato – La società sta imparando lentamente a “vederci”, a contemplare la nostra esistenza non come un problema medico, ma come un diritto di cittadinanza. È un processo di sedimentazione culturale che richiede tempo. Non possiamo pretendere di asfaltare la storia: il rispetto storico-architettonico dei luoghi impone dei limiti che, da amante della cultura, accetto. Ma se possiamo tollerare qualche difficoltà tra le rovine di una villa romana, non possiamo accettarla dove la vita scorre quotidiana. Sirmione non finisce all’ombra del Castello Scaligero. Esiste una Sirmione vissuta, quella di Lugana, Rovizza e Colombare, le zone dove risiede la maggior parte della popolazione, me compreso. Troppo spesso l’attenzione si focalizza sul “salotto buono”, dimenticando che l’accessibilità è un diritto primario anche per chi deve semplicemente andare in posta o in farmacia. In queste frazioni, i marciapiedi sconnessi non sono “vincoli storici”, sono sciatteria. L’attenzione che chiediamo per il turista deve essere, a maggior ragione, garantita al residente: non siamo comparse in un parco a tema. Qui arriviamo al punto dolente, alla critica politica più profonda».

P.E.B.A. (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche)

Secondo Claudio la denuncia del turista mette a nudo una contraddizione tra l’essere e l’apparire. «Sirmione sembra spesso più interessata al marketing dell’inclusività che alla sostanza della pianificazione. Si inseguono riconoscimenti come la Bandiera Lilla — progetto lodevole, per carità — ma si dimentica la base legale: il P.E.B.A. (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche). È paradossale vantarsi di essere una meta “friendly” quando manca lo strumento urbanistico fondamentale (obbligatorio per legge dal 1986) che mappa e pianifica l’abbattimento delle barriere. Il P.E.B.A. non serve a creare una “riserva” per disabili, serve a creare una città comoda, civile ed efficiente per il 100% della popolazione. Preferire il marketing di una bandiera alla stesura di un piano strutturale significa ignorare il benessere collettivo in favore di un logo sul sito web. Non abbiamo bisogno di più bandiere lilla da sventolare al vento del Garda se sotto quelle bandiere mancano i piani regolatori dell’accessibilità. La vera civiltà non è il marketing, è la pianificazione. Fino a quando i Comuni preferiranno l’immagine alla legge, noi “viaggiatori seduti”, continueremo a denunciare, amando questi luoghi, ma rifiutandoci di essere cittadini di serie B».