Obbiettivo sicurezza

Brescia a Roma per il Patto nazionale per la sicurezza urbana

Castelletti: "Non chiediamo poteri straordinari, ma condizioni adeguate per rispondere in modo serio alle richieste dei cittadini"

Brescia a Roma per il Patto nazionale per la sicurezza urbana

Brescia a Roma per il Patto nazionale per la sicurezza urbana.

Patto nazionale per la sicurezza urbana: anche Brescia a Roma

Anche Brescia tra le città in prima linea per l’avvio del percorso per un nuovo Patto nazionale per la sicurezza urbana. La presentazione è avvenuta ieri (giovedì 22 gennaio 2026) a Roma nell’ambito della Consulta dei comuni capoluogo di provincia. Presente il primo cittadino Laura Castelletti, unitamente agli altri sindaci delle principali città italiane. L’obiettivo è stato quello di unire le forze e redarre una proposta unitaria da presentare al Governo ed al Ministero dell’Interno.

Un cambio di passo nelle politiche su questo tema

La tematica al centro è stata quella della sicurezza: a coordinare l’iniziativa il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai. Ad essere richiesto, in particolare, un cambio di passo in questo senso con la creazione di un Fondo unico nazionale con risorse stabili da usare per potenziare gli organici della polizia locale e, più in generale, delle forze dell’ordine. La presenza capillare sul territorio delle forze dell’ordine, in modo particolare negli orari considerati più critici, cioè durante la sera e la notte. Ragionando in termini di numeri da prevedere almeno una volante ogni 25mila abitanti.

Le parole della sindaca Castelletti

“Insieme agli altri sindaci dei Comuni capoluogo, abbiamo avviato un percorso serio e responsabile per costruire un nuovo Patto nazionale sulla sicurezza urbana. È un tema che riguarda direttamente la qualità della vita delle nostre comunità e che non può essere affrontato con slogan o scaricando responsabilità – ha dichiarato la sindaca – . La sicurezza e l’ordine sono e restano una competenza primaria dello Stato, ma i Comuni sono pronti a fare pienamente la loro parte, come già avviene ogni giorno attraverso il lavoro delle Polizie locali, i presidi territoriali, i progetti di prevenzione e di inclusione sociale. Perché questo impegno sia davvero efficace servono, però, strumenti concreti: più risorse, più personale, più coordinamento tra istituzioni”.

“La proposta di Anci di istituire un Fondo nazionale per la sicurezza delle città, di rafforzare gli organici e di garantire una presenza più capillare delle forze dell’ordine sul territorio va esattamente in questa direzione. Non chiediamo poteri straordinari, ma condizioni adeguate per rispondere in modo serio alle richieste dei cittadini”.

“La sicurezza si costruisce con la presenza dello Stato, con la prevenzione, con il lavoro sociale, con il rispetto delle regole e con la collaborazione tra tutti i livelli istituzionali. È su questo terreno, concreto e responsabile, che come sindaci continueremo a lavorare”.

“Servono almeno 500 milioni di euro”

“La richiesta di istituire un Fondo unico nazionale per la sicurezza delle città nasce dall’esigenza concreta di consentire ai sindaci – ha sottolineato Possamai – di assumere agenti e ufficiali di polizia locale. Dal 2009 a oggi il personale è sceso da circa 60 mila a 48 mila unità: servono almeno 500 milioni di euro per tornare a quei livelli e garantire risposte reali e misurabili ai cittadini. La sicurezza – ha aggiunto il sindaco di Vicenza – resta una responsabilità primaria dello Stato. I Comuni, attraverso la polizia locale, sono pronti a fare la propria parte all’interno di un quadro di collaborazione istituzionale con il Governo. Allo stesso tempo è indispensabile rafforzare questure, carabinieri e guardia di finanza, con più personale e mezzi. I cittadini devono percepire la presenza dello Stato sul territorio: almeno una volante o radiomobile attiva ogni 25 mila abitanti nelle ore notturne rappresenta una soglia minima di riferimento”.