Chi detiene il diritto a utilizzare il nome Franciacorta? L’interrogativo era stato innescato, nel corso del 2024, da una controversa sorta tra il Consorzio vini e il Comune di Rovato, che avrebbe voluto registrare all’Uibm (Ufficio italiano brevetti e marchi) il marchio “Franciacorta la magnifica città. Passeggiate nella cultura”, identificativo dell’omonima rassegna. Aveva però dovuto fare i conti con la ferma opposizione dell’ente di tutela, che con una diffida aveva lamentato “una evidente evocazione della denominazione protetta Franciacorta da parte del marchio Rovato”, accusando il Comune di un “utilizzo illecito” della Docg e di aver commesso “un atto di concorrenza sleale”. Nell’impossibilità di raggiungere un accordo di conciliazione, il Ministero aveva invitato il Comune di Rovato a depositare le deduzioni alle osservazioni presentate del Consorzio. Il 17 novembre 2025 il Dipartimento mercato e tutela direzione generale per la proprietà industriale del Ministero ha integralmente accolto l’opposizione del Consorzio, respingendo la domanda di registrazione del marchio richiesta dal Comune di Rovato. Un epilogo che, come racconta il settimanale ChiariWeek in edicola dal 2 gennaio, ha spinto la Giunta a costituirsi in giudizio davanti alla Commissione dei ricorsi, al fine di tutelare i propri interessi.
La Franciacorta non è un territorio, ma solo una Docg
L’atto della Giunta comunale di Rovaro è stato approvato formalmente pochi giorni fa, con la delibera del 29 dicembre, che autorizza il sindaco a tutti gli adempimenti necessari. Vista la delicatezza della situazione e il contenzioso ancora in essere, il primo cittadino Tiziano Belotti ha preferito per ora non commentare, limitandosi a ribadire le ragioni del Comune (pronto a proseguire la causa anche in Cassazione se necessario), suffragate anche da© pareri legali. Esaminando le memorie del Consorzio di tutela, accolte dal Ministero, emerge però un fatto scioccante, ossia la tesi che la Franciacorta, come territorio, non esista: “Franciacorta è solo una denominazione protetta. La popolazione dei vari Comuni che la compongono ha la percezione che questa sia un toponimo, perché per abitudine usano il termine come se lo fosse, ma tecnicamente non lo è”. Insomma, in base a quanto sostenuto dal Consorzio e fatto proprio anche dal Ministero, la Franciacorta identifica solo e soltanto un vino, una Docg di cui i Comuni cercano di “sfruttare indebitamente la fama”.
Come tutelare un’area geografica che non esiste?
A che è servito dunque, approvare in Regione il Ptra Franciacorta, con l’obiettivo di stabilire linee guida condivise per la tutela del territorio, se questo territorio è aria fritta? A che scopo è stata costituita l’associazione di Comuni Terra della Franciacorta, se questa area geografica non esiste? Il Consorzio, difeso dallo studio Jacobacci & Partners, appare determinato a difendere la denominazione dei suoi vini, famosi in tutto il mondo, anche disconoscendo il territorio stesso in cui essi vengono prodotti. Una posizione che prende apertamente le distanze dagli slogan che, per decenni, hanno accompagnato le comunicazioni istituzionali (come il motto “Franciacorta, un territorio, un vino”) e che, per ovvi motivi, non può essere accettata dal Comune di Rovato, che più volte si è autoproclamato capitale della Franciacorta. Insomma, viste le premesse, la battaglia sembra destinata a continuare ancora a lungo.
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