Non è ancora finita la «partita» che si sta giocando ormai da anni tra il Comune di San Gervasio e l’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero sulla faccenda dei terreni del polo scolastico. Solo due mesi fa era arrivata la sentenza del Tar al ricorso presentato dall’Amministrazione del 2021 che accoglieva le motivazioni del Municipio e che gli riconosceva un maxi risarcimento di 130mila euro a fronte dei 312mila che era stato condannato a versare all’Istituto dalla sentenza precedente. Una questione spinosa che ha gravato sulle casse del Comune e che ora si sta giocando a suon di carte bollate: l’Istituto infatti ora ha presentato ricorso al Consiglio di Stato affinché possa rivedere la sentenza e quindi il risarcimento al municipio rimane per ora solo sulla carta.
Polo scolastico: la «guerra legale» tra Comune e Clero
Ad agosto il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia aveva accolto in parte il ricorso presentato dal Comune di San Gervasio Bresciano, condannando l’Istituto Diocesano per il sostentamento del Clero della Diocesi di Brescia a corrispondere 130mila euro a titolo di risarcimento dei danni, compensando le spese di lite. A fine ottobre in municipio è arrivata la notifica del ricorso in appello, promosso dall’Istituto Diocesano al Consiglio di Stato per l’annullamento e/o la riforma della sentenza del Tar. Sentenza che in 25 pagine aveva ricostruito tutta la faccenda e che si chiudeva con «il ricorso è meritevole di parziale accoglimento nei termini di cui in motivazione, con conseguente condanna dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero a corrispondere al Comune di San Gervasio Bresciano a titolo di risarcimento del danno la somma di € 130.000 equitativamente determinata».
Le premesse erano legate tutte alla presenza del vincolo di inedificabilità, che l’Istituto a quanto pare non poteva non conoscere. Ma come previsto dalla norma l’Istituto ha deciso di far valere di nuovo le proprie ragioni appellandosi al Consiglio di Stato. Così il Comune dovrà attendere per avere il suo risarcimento, se verrà confermato, e nel frattempo ha dato incarico ai suoi legali per la sua difesa impegnando altri soldi per continuare il procedimento legale e vedere se si potrà mettere la parola fine su questa faccenda.
La vicenda
La questione risale al 2008 quando tra il Comune e l’Istituto è stata stipulata una convenzione urbanistica secondo la quale l’Istituto avrebbe ceduto gratuitamente i terreni agricoli di sua proprietà dove ora sorge il polo scolastico in cambio del cambio di destinazione d’uso di altre due aree passando da una destinazione agricola ad una residenziale e commerciale artigianale. Una di queste in Via Parco delle Rimembranze è composta da un terreno diviso in due, il primo è dietro la chiesetta, l’altro è a fianco e vennero classificati da agricoli ad area per edilizia economica popolare. Una soluzione che giovava ad entrambe le parti: il Comune si sarebbe trovato l’area per costruire la scuola e aree per l’edilizia a prezzi calmierati che non erano presenti nel Pgt di allora, aspetto che interessava anche all’Istituto che aveva tra i suoi obiettivi quello delle case «popolari», con una netta convenienza economica e strategica di entrambe le parti. Oltre alla variazione a costo zero, avrebbe poi ottenuto lo scorporo degli oneri a costo zero in cambio dell’area per la scuola.
La convenzione
Nella convenzione era previsto che entro 5 anni l’Istituto avrebbe dovuto attuare il piano di lottizzazione, e ha depositato la fideiussione a garanzia delle opere, come le strade, fognature, parcheggi, del valore di 310.216,570 mila euro. Scadenza quindi fissata al 2013 poi prorogata d’ufficio in base al decreto legge del «Fare» fino al 2016. Ma già nel 2014 l’Istituto aveva chiesto e scritto più volte al comune, guidato allora dal sindaco Giacomo Morandi, di poter trovare una soluzione alla faccenda perché sopraggiunta la crisi economica ed edilizia non avrebbe più proceduto alla costruzione delle case e chiedeva dunque che venisse restituita la fideiussione e che le aree ritornassero agricole, non dovendo più versare l’Imu, lasciando in cambio l’area dove nel frattempo era stata costruita la scuola. Lettera a cui agli atti non è mai stata data risposta, così come ad ulteriori richieste di incontro tanto che, a convenzione scaduta, l’Istituto ha fatto causa al Comune chiedendo il risarcimento dei danni e il Tar gli ha dato ragione: non avendo realizzato i lavori il Comune avrebbe avuto l’area della scuola a costo zero, senza vantaggi per l’ente ecclesiastico.
Il lungo contenzioso
Negli anni l’iter è andato avanti ed è stato preso in mano dall’Amministrazione guidata dal sindaco James Scaburri a suon di carte bollate fino alla sentenza del Consiglio di Stato del luglio 2021 che aveva condannato il Comune al risarcimento dei 312mila euro di fideiussione più interessi all’Istituto. Una doccia fredda per l’Amministrazione che aveva deciso fin dal suo insediamento di provare una nuova via per cercare di risolvere la situazione, tentando la via del dialogo, ma l’Istituto, a cui è pesato l’immobilismo degli anni precedenti, ha rifiutato la mediazione, portando avanti le azioni legali, facendo ricorso al Tar.
Allora il Tar aveva dato torto al Comune e dato ragione alla richiesta dell’Istituto perché non è stata attuata la convenzione. Nel ricorso però l’Istituto aveva anche fatto leva anche sull’impossibilità di attuare il piano di lottizzazione per colpa dell’allora Amministrazione Mantelli perché non erano a conoscenza dell’esistenza del depuratore: stando alla normativa non avrebbe potuto costruire vicino ad esso delle abitazioni e quindi la mancata realizzazione sarebbe stata obbligata e non una scelta. Un aspetto che però non sarebbe veritiero perché nei progetti era evidente la presenza del depuratore, tanto che aree verdi a compensazione e i parcheggi erano stati collocati a «protezione» del depuratore per fare in modo che le abitazioni fossero oltre i 150 metri di distanza. Quindi non sarebbe colpa del Comune se non si è realizzata la convenzione.
Concetto ribadito nella sentenza di agosto ora impugnata. Non resta che attendere la decisione del Consiglio di Stato per capire come si chiuderà la faccenda.