Brandico

“Le ragazze di Carla” sul palco del teatro di Brandico

La cultura come mezzo di riflessione e di sensibilizzazione sulla salute mentale

“Le ragazze di Carla” sul palco del teatro di Brandico

Le ragazze di Carla hanno ritrovato voce nel teatro di Brandico. In occasione del mese dedicato alla sensibilizzazione e alla promozione della salute mentale, ecco che uno spettacolo organizzato dall’Unita Pastorale Regina della famiglia di Brandico, Mairano, Pievedizio e Longhena e il Gruppo Teatro Brandico, è arrivato a scuotere gli animi e a far riflettere su una tematica sempre attuale e dalle mille sfaccettature.

“Le ragazze di Carla” sul palco del teatro di Brandico

In un teatro al buio, sul palco e tra il pubblico si sono fatte strada, illuminate da fari segui-persona, le storie sdoganate negli anni Settanta del secolo scorso dalla dottoressa Carla Ferrari Aggradi, psichiatra e psicoterapeuta legata al movimento antimanicomiale e che ha lavorato nel Centro di Igiene Mentale di Ferrara. La dottoressa Ferrari Aggradi è stata collaboratrice del direttore Antonio Slavich, a sua volta assistente di Franco Basaglia. Le sue memorie sono state al centro di eventi e iniziative che hanno fatto emergere le storie di donne internate nel manicomio di Ferrara in linea con i principi della psichiatria basagliana. A scandire il tempo in sala, le notizie passate dalla radio all’epoca. La storia si apre nel 1972, dentro il Castello di Ferrara, sede di un manicomio preservato dal tempo e dalle trasformazioni. Proprio lì dove sino a prima dell’arrivo di Carla tutto sembrava sospeso nasce una grande rivoluzione ad opera di un gruppo di giovani e intraprendenti psichiatri tra cui la stessa Ferrari Aggradi, diretti dal professor Slavich.

Le memorie dimenticate di Caterina, Pina, Clara, Ninetta, Erminia, riemergono osservate anche dal di fuori, o quasi, attraverso una finestra, ben leggibile dallo sguardo di un uomo coraggioso, appassionato di ombre e della luce che le genera. Un giornalista porta la realtà al di fuori dalle mura, fa da connessione tra il mondo all’interno e il mondo all’esterno. Ha accompagnato la narrazione di storie vere di donne realmente rinchiuse, per lungo tempo, nel manicomio di Ferrara, la storia dell’evoluzione della farfalla, con tutte le sue peculiarità, simbolo di rinascita e di cambiamento.

Una sala gremita, tutto esaurito. Autorità, sindaci, rappresentanti comunali e di diverse realtà, hanno seduto in quel pubblico durante quello spettacolo e ne sono rimasti esterrefatti. C’è chi ha chiesto di replicarlo in altri appuntamenti data la finalità di questa vera e propria impresa sociale, che ha toccato la mente e l’animo di chiunque fosse presente. Domande e di riflessioni in un confronto condotto poi da Christian Pizzati, brandichese di grande elevazione culturale e teatrale, che ha organizzato e coordinato l’intero progetto sino a giungere alla serata, interrogandosi in prima persona sulla necessità di affrontare l’argomento, di approfondirne la conoscenza, di porre interrogativi. A rispondere alle domande dal pubblico le due punte di diamante: chi ha seguito l’adattamento teatrale, Giacomo Gamba e chi, con lui, ne ha diretto la regia, Fabio Maccarinelli. Toccante la testimonianza di Fabiola Massetti socio onorario di Fiocchetto Lilla Brescia – braccio operativo dell’organizzazione nazionale con sede a Genova – che ha condiviso con il pubblico anche un altro aspetto legato alla salute mentale, ossia la malattia del comportamento alimentare, strettamente correlata tra mente e corpo, dove quest’ultimo è semplicemente uno specchio di ciò che sta nella psiche.

Un grazie alle Amministrazioni comunali presenti, Rete di Dafne e Fiocchetto Lilla. Un particolare grazie va al volontario Pierino Argilloni e a tutti i collaboratori che hanno sostenuto la realizzazione di questo importante progetto.